La causa

Cala la popolazione e ci sono meno studenti: l’emorragia della scuola sarda I dati peggiori si registrano nelle zone interne e in quelle più lontane dai grandi centri urbani

Con l’avvio del nuovo anno scolastico torna al centro dell’attenzione una delle questioni decisive per il futuro della Sardegna: la capacità della scuola di garantire istruzione, inclusione e opportunità anche nei territori più fragili. Nell’Isola, infatti, il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione hanno prodotto conseguenze sempre più evidenti sulla rete scolastica, soprattutto nelle aree interne e nelle comunità più lontane dai grandi centri urbani.

La diminuzione del numero degli studenti ha comportato negli anni una riduzione delle iscrizioni, con effetti sull’organizzazione degli istituti, sull’accorpamento delle sedi e sulla permanenza dei servizi nei piccoli comuni. Un processo che rischia di alimentare ulteriormente lo spopolamento: dove viene meno la scuola, infatti, diventa più difficile per le famiglie scegliere di restare o trasferirsi.

«Purtroppo il calo della popolazione che abbiamo registrato negli ultimi anni ha determinato – osserva Mauro Carta, presidente regionale delle Acli – come conseguenza diretta anche un calo delle iscrizioni dei nostri ragazzi nelle scuole, sia statali che paritarie e quindi questo calo in qualche modo ha inciso su tutti i territori della Sardegna».

Non si tratta, dunque, di una difficoltà circoscritta ai piccoli centri: «Non possiamo dire che solo i grandi centri oggi possono in qualche modo godere di un beneficio di questo ridimensionamento scolastico generale che c’è stato».

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