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Il cinema, la bellezza che racconta e custodisce l’umano Dopo l’incontro dei media cattolici alla Mostra del Cinema di Venezia, monsignor Giuseppe Baturi riflette sul rapporto tra Chiesa e cinema: uno sguardo sull’uomo, sui suoi desideri e sulle sue ferite, attraverso una bellezza capace di generare libertà e fiducia nel futuro

Venerdì 11 settembre, al Lido di Venezia, nell’ambito della Mostra del Cinema, i media cattolici collegati alla Conferenza Episcopale Italiana si sono presentati in modo unitario grazie all’iniziativa della Fondazione Ente dello Spettacolo. È stata anche l’occasione per parlare del valore del cinema e del particolare rapporto della Chiesa con questa forma d’arte, un rapporto che è sempre di stima, di attenzione e di ammirazione.

Il cinema è un’espressione importante dell’arte dell’uomo. Cerca di raccontare l’umano, di custodirlo, di farlo diventare profezia, di suscitare sentimenti di amore o anche di sdegno davanti all’orrore, come è accaduto in questi giorni. L’attenzione della Chiesa verso il cinema è la stessa attenzione che abbiamo per l’uomo: per l’uomo che racconta la vita e se stesso, che pensa al proprio futuro e custodisce il passato nella memoria.

Anche in questi giorni è stato raccontato qualcosa di molto brutto, fino all’orrore della morte dei bambini. Sempre, però, cercando di farlo con bellezza. È questa una delle peculiarità del cinema: raccontare la vita, o porsi dentro la vita, attraverso i desideri, i sogni e le attese dell’uomo, ma farlo con bellezza.

La bellezza è ciò che vi è di più gratuito e consente all’uomo di essere libero: libero davanti a ogni potere, libero di fronte alle paure. Un uomo attratto dalla bellezza è anche un uomo che sa guardare con maggiore fiducia al futuro, che può risanare qualche ferita del passato e diventare più libero.

Mi è venuta in mente una frase di Etty Hillesum. Nel campo di Westerbork, dal quale sarebbe stata poi deportata ad Auschwitz, scriveva che anche in un campo è necessario che ci sia un poeta: qualcuno, cioè, che viva quella vita da poeta e sappia cantarla.

Come Chiesa non possiamo che guardare e ammirare questa capacità di cantare la vita, la sua bellezza struggente, i sogni e i desideri dell’uomo, l’umano nella sua interezza. La Chiesa vuole esprimere questa stima per l’uomo che canta la vita attraverso una bellezza capace di destare il meglio.

«Dianoia» può essere seguito ogni sabato su Radio Kalaritana alle 7.30, 15.30 e 18, letto sul sito Kalaritana Media e ogni domenica sull’inserto settimanale «Kalaritana Avvenire», disponibile nelle parrocchie e in tutte le edicole della Sardegna.

di Giuseppe Baturi 
+Arcivescovo


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