
Anche il mondo delle cooperative che operano nel welfare subisce i contraccolpi economici delle crisi in atto sul piano internazionale. Il lavoro h24 delle cooperative che si occupano dei più fragili è posto in difficoltà anche in Sardegna, dove le difficoltà generali si aggiungono alle peculiarità del lavoro sul territorio isolano.
«La nostra è una preoccupazione che nasce da ultimi anni pieni di cambiamenti tra guerra e clima – Rosario Angrisani, vicepresidente regionale Confocooperative Federsolidarietà Sardegna – anni in cui le nostre cooperative hanno dovuto affrontare diversi rincari su servizi di welfare. I nostri sono servizi ponte per le persone fragili che fanno da raccordo con servizi sociali, socio-sanitari e sanitari. Le cooperative ci hanno fatto notare un generale aumento dei costi che sta incidendo sull’incidenza di alcuni servizi e di alcune strutture». Le preoccupazioni, dunque, non mancano. Anche perché lo spazio per eventuali modifiche ai servizi è quasi inesistente. «La cosa che in primis ci preoccupa – prosegue Angrisani – è la presenza delle cooperative sui territori. Non facciamo solo da raccordo, ma facciamo anche da legame con le aree più rurali. Noi non possiamo fare delle diminuzioni di costi sull’accompagnamento di una persona o diminuire il costo di un pranzo. Il nostro poi è un servizio attivo 24 ore, perché l’assistenza è di tipo continuo». Necessario, dunque, l’intervento della politica, con cui è già attivo un canale di dialogo. «Siamo già in contatto con la Regione e l’assessorato delle politiche sociali e della sanità – spiega Angrisani – Assieme alla Regione abbiamo discusso e strutturato un programma per la tariffazione delle comunità minori, ora siamo in discussione per il sistema integrato. Sicuramente bisognerà porre un maggiore accento su quanto sta accadendo, consapevoli dei grandi cambiamenti in atto».
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