diànoia

Sacerdoti, una vita in benedizione del popolo L’ordinazione di don Enrico Muscas e don Leonardo Piras e il ricordo di don Luigi Melis accompagnano la riflessione di monsignor Baturi sul mistero del sacerdozio: una vita consegnata a Dio, alla Chiesa e al popolo, nella gioia di una carità che diventa preghiera, servizio e paternità

Nei giorni scorsi due avvenimenti hanno riguardato in modo importante il nostro presbiterio di Cagliari. Sabato scorso (12 settembre 2026) abbiamo celebrato l’ordinazione di due nuovi sacerdoti, don Enrico Muscas e don Leonardo Piras. Due giovani che si sono preparati con attenzione, hanno compiuto il percorso del Seminario e ora iniziano il loro ministero. Mercoledì, invece, abbiamo celebrato a Villasalto i funerali di don Luigi Melis, don Gigi per tutti: quasi 87 anni di vita dedicati al servizio di tante parrocchie.

Vorrei partire proprio da don Gigi. Nel settembre 2021, lasciando Villasalto, affidò al libro delle cronache parrocchiali una pagina manoscritta di grande pregnanza spirituale, letta durante i suoi funerali. Scriveva: «Sono stato vicino a tutti con la preghiera nei momenti di dolore e di festa. Ho cercato di dimostrare la mia vicinanza al popolo aprendo la chiesa già dalle ore notturne e svolgendo le pratiche di pietà in quelle ore di silenzio, mentre i parrocchiani dormivano o erano in procinto di cominciare la giornata di lavoro, che io benedicevo con la preghiera». E aggiungeva: «Tutto io ho fatto, il possibile e l’impossibile, con quel po’ di salute e di spirito che ho avuto, per la gloria di Dio, a servizio della Chiesa e per il popolo». È una pagina piena di amore, di benedizione, di dedizione a Dio, alla Chiesa e al popolo. Un popolo fatto di persone che si alzano per andare al lavoro e che lui voleva quasi anticipare, aprendo la chiesa e pregando per loro.

Il mistero del sacerdozio è questo, sia per chi inizia sia per chi termina il proprio cammino terreno. Don Luigi si augurava di poter pregare per tutti fino alla morte, di essere sacerdote fino all’ultimo respiro, un sacerdote in benedizione del popolo. Questo amore per il popolo è davvero un tratto caratteristico del sacerdozio.

Il suo mistero è, in fondo, quella che Benedetto XVI chiamava l’«audacia di Dio»: potremmo dire quasi un azzardo, quello di Dio che consegna se stesso nelle mani degli uomini. Uomini che nella sua persona donano il perdono, celebrano, stanno accanto a chi è nella necessità, cercano e benedicono.

Il sacerdozio è come una prosecuzione dell’Incarnazione e della Risurrezione, anzi è il modo in cui l’Incarnazione e la Risurrezione di Cristo si fanno presenti agli uomini di oggi. Vive di questa audacia di Dio, che consegna se stesso nelle mani di uomini finiti.

È anche il mistero di una vita che trova il proprio compimento: attraverso la conformazione alla croce di Cristo e nella gioia della sua Risurrezione, il sacerdote trova la sua gioia, il suo amore prevalente, la ragione della propria vita e lo scopo al quale destinare, come diceva don Gigi, anche quel po’ di salute e di spirito che abbiamo.

Ed è proprio la gioia il segno che non si tratta semplicemente di un dovere, perché il dovere può anche esasperare e stancare, ma di una grazia nella quale l’umanità viene esaltata dentro un compito che dona una gioia grandissima. È una dilatazione del cuore che rende padri delle persone affidate, le quali proprio per questo possono essere chiamate figli.

Abbiamo avuto così, a pochi giorni di distanza, l’esempio di chi inizia il ministero con entusiasmo e gioia e di chi conclude la propria esistenza nella consapevolezza di un mistero nel quale ha collocato tutta la vita e che le ha dato valore, senso e scopo.

La prima lettura della liturgia ci ha proposto proprio l’inno alla carità di san Paolo. Alla fine resta la carità ed è con essa che possiamo presentarci a Dio per contemplarlo faccia a faccia. Chiediamo allora che i nostri sacerdoti vivano questa carità in ogni istante, per la Chiesa, per il popolo, per ciascuno e per la gloria di Dio, perché possano un giorno contemplarlo faccia a faccia.

«Dianoia» può essere seguito ogni sabato su Radio Kalaritana alle 7.30, 15.30 e 18, letto sul sito Kalaritana Media e ogni domenica sull’inserto settimanale «Kalaritana Avvenire», disponibile nelle parrocchie e in tutte le edicole della Sardegna.

di Giuseppe Baturi 
+Arcivescovo


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