
Capire la storia e la diversità dell’umanità mettendo in relazione biologia e cultura. È stato questo il filo conduttore del congresso satellite della Society for Molecular Biology and Evolution (SMBE), «Gene–Culture Co-Evolution: Molecular Perspectives on Human History and Diversity», che nei giorni scorsi ha riunito al Campus di Architettura dell’Università di Cagliari oltre 70 ricercatrici e ricercatori provenienti da diversi Paesi, insieme a una numerosa platea collegata da remoto.
Tre giornate di confronto internazionale dedicate a un campo di ricerca che incrocia l’evoluzione genetica con i cambiamenti culturali che hanno accompagnato la storia delle popolazioni umane. Un approccio necessariamente interdisciplinare, nel quale genetica, antropologia, archeologia, linguistica, storia e studi culturali dialogano per ricostruire processi che hanno modellato nel tempo società e popolazioni.
Nel corso dei lavori sono stati messi a confronto dati e prospettive differenti: dai genomi antichi e moderni ai database linguistici e culturali, dagli indicatori archeologici e dietetici allo studio dei microbiomi e ai modelli formali. Tra gli argomenti affrontati, la storia delle popolazioni umane, l’evoluzione delle lingue, l’alimentazione, la salute, i microbiomi, i sistemi di parentela e le principali transizioni culturali.
Il programma ha previsto cinque keynote speakers di rilievo internazionale, affiancati da numerose comunicazioni orali e presentazioni poster. Spazio anche ai giovani ricercatori, sostenuti attraverso borse premio assegnate alle comunicazioni considerate di particolare valore scientifico.
A organizzare l’appuntamento sono state le docenti dell’Università di Cagliari Carla Calò e Chiara Barbieri, che hanno sottolineato il valore del confronto tra discipline diverse.
«Siamo molto soddisfatte della riuscita del congresso, che ha rappresentato un’importante occasione di confronto e collaborazione tra studiose e studiosi provenienti da tutto il mondo», dichiarano le due coorganizzatrici.
«Uno degli aspetti più significativi dell’incontro – aggiungono – è stato il suo carattere fortemente interdisciplinare. Lo studio della coevoluzione tra geni e cultura richiede infatti il dialogo tra competenze e prospettive differenti». Il congresso, spiegano Calò e Barbieri, ha creato uno spazio comune nel quale discipline scientifiche e umanistiche hanno potuto confrontarsi e arricchirsi reciprocamente.
Per alcuni giorni, Cagliari è così diventata punto d’incontro di una comunità scientifica internazionale impegnata a studiare, attraverso strumenti e metodi diversi, la complessità della storia umana. «Siamo particolarmente orgogliose – concludono le docenti – che la nostra città e il nostro Ateneo abbiano contribuito a costruire un ponte tra ambiti disciplinari diversi, mostrando quanto il confronto e la collaborazione siano essenziali per comprendere la complessità della storia e della diversità umana».
L’iniziativa rafforza inoltre il ruolo dell’Università di Cagliari nell’organizzazione di appuntamenti scientifici internazionali e nell’offerta di occasioni di formazione e confronto per le nuove generazioni di ricercatrici e ricercatori.
Scopri di più da Kalaritana Media
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
