
L’arcivescovo Baturi alla tavola rotonda
Non soltanto numeri, sbarchi e statistiche. Al centro della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato ci sono soprattutto le persone, e tra queste i più vulnerabili: bambini e adolescenti che affrontano il viaggio migratorio spesso senza la presenza dei genitori o di altri familiari.
È questo il tema scelto dall’Ufficio diocesano Migrantes di Cagliari per l’incontro «Anche uno solo di questi bambini», svoltosi nell’Aula Magna del Seminario Arcivescovile di Cagliari. L’iniziativa è stata organizzata in vista della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato della Chiesa cattolica, che sarà celebrata domenica 27 settembre.
Relatori alla tavola rotonda Simone Varisco, della Fondazione Migrantes, padre Enrico Deidda, gesuita, don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana, e suor Anna Cogoni, della Famiglia Vincenziana, impegnata nell’accoglienza dei minori non accompagnati.
«La tavola rotonda ha per tema quello della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato – ha spiegato ai microfoni di Radio Kalaritana, Enrico Porru, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes – che quest’anno riguarda proprio i minori e, in particolare, quelli non accompagnati».
Un fenomeno che, secondo Porru, è presente anche nel territorio cagliaritano. «In questi giorni – ha evidenziato – ne arrivano diversi. Non si parla dei minori, perché si dice che sbarcano i migranti, ma di minori non si parla, però arrivano». Sono ragazzi che spesso affrontano il viaggio senza una rete familiare. «Non sono accompagnati, non hanno genitori, non hanno parenti, magari li hanno persi prima e arrivano qui nelle nostre spiagge».
La vulnerabilità dei più giovani
La condizione dei minori migranti rappresenta una delle questioni più delicate dell’accoglienza. Bambini e adolescenti possono essere esposti a violenze, sfruttamento e marginalità, non soltanto durante il viaggio, ma anche una volta giunti nel Paese di destinazione. «Non soltanto durante il trasferimento e nel primo periodo – ha specificato Porru –. Un dato significativo riguarda, per esempio, il carcere minorile: una quota molto rilevante degli ospiti è costituita da minori stranieri non accompagnati».
La mancanza di una rete familiare e sociale può infatti aumentare il rischio di esclusione e di coinvolgimento in percorsi che hanno conseguenze pesanti sul futuro dei ragazzi.
È proprio da questa consapevolezza che nasce il titolo dell’incontro, «Anche uno solo di questi bambini». Un’espressione che richiama il messaggio evangelico e che, per la Chiesa, assume un significato preciso: l’attenzione alla persona non può essere subordinata ai numeri. «Non è questione di cifre o di calcoli – ha sottolineato il direttore di Migrantes –. Anche uno solo è presenza del Signore. È proprio un’esigenza evangelica: non possiamo trascurare nessuno e quindi tutti devono essere accolti, aiutati, integrati».
Accoglienza e integrazione
L’iniziativa si inserisce in un impegno che l’Ufficio diocesano Migrantes porta avanti durante tutto l’anno e che riguarda più in generale il tema della mobilità umana e dell’integrazione.
Tra le attività avviate c’è anche un progetto rivolto alle persone migranti detenute. «A livello carcerario – ha raccontato il diacono – abbiamo cominciato a interessarci della questione. È in corso un progetto per l’inserimento lavorativo di migranti carcerati e stiamo cercando di sviluppare questa attenzione e anche l’integrazione delle persone nella nostra società».
Un’integrazione che, nella prospettiva indicata dalla Diocesi, non significa cancellare le differenze culturali. «Per noi – ha rimarcato Porru – integrazione non vuol dire che le persone vengano assimilate completamente alla nostra cultura, ma che ci sia rispetto per la cultura di provenienza. Come nella Chiesa: non è uniforme, è unita nella diversità. Tutti vanno accolti con le loro specificità, perché sono una ricchezza».
L’appuntamento di oggi rappresenta un momento di approfondimento ma anche occasione per interrogarsi sulle responsabilità della comunità davanti a chi arriva, soprattutto quando a varcare il confine sono bambini e adolescenti soli.
Il messaggio della giornata, sintetizzato già nel titolo dell’incontro, parte da una considerazione essenziale: di fronte a un minore solo, la prima domanda non è quanti siano, ma chi sia quel bambino e di quale accoglienza abbia bisogno.
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