
Il mondo del lavoro è attraversato da profonde trasformazioni legate all’intelligenza artificiale e alla diffusione del lavoro ibrido, che combina attività in presenza e da remoto. In questo scenario, l’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Sardegna ha siglato un Protocollo di collaborazione con la SIPLO, Società Italiana di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni.
In Sardegna sono quasi 4.000 le psicologhe e gli psicologi chiamati ad affrontare queste nuove sfide, con particolare attenzione al benessere nelle organizzazioni.
«Il Protocollo – sottolinea Tullio Garau, presidente dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Sardegna – prevede una collaborazione per la promozione della psicologia del lavoro in tutti gli ambiti di applicazione della disciplina e, in particolare, nell’ambito del benessere delle organizzazioni». Previsto anche un evento formativo ogni anno. Il primo, già realizzato con la partecipazione, tra gli altri, della presidente SIPLO Antonia Ballottin, è stato dedicato proprio al benessere nelle organizzazioni.
Particolare attenzione è rivolta alla realtà sarda, caratterizzata soprattutto dalla presenza di numerose piccole imprese, spesso con meno di dieci dipendenti. Per queste realtà si punta a sviluppare progetti e servizi dedicati, anche attraverso servizi psicologici rivolti a gruppi di aziende in forma associata.
«L’organizzazione del lavoro nell’era digitale – prosegue Garau – richiede il passaggio dal controllo basato sul tempo a modelli ibridi e flessibili focalizzati sui risultati». L’intelligenza artificiale, aggiunge, impone trasparenza dei sistemi informatici e supervisione umana per prevenire discriminazioni e asimmetrie informative. La rapida evoluzione tecnologica rende inoltre necessario un aggiornamento continuo delle competenze, mentre resta il divario tecnologico tra grandi organizzazioni e piccole imprese.
Tra le principali criticità c’è infine l’iperconnessione e la difficoltà di mantenere un confine tra vita privata e professionale. «Questa labilità dei confini – conclude Garau – può esporre i lavoratori a rischi psicosociali, rendendo urgente l’applicazione del diritto alla disconnessione e lo sviluppo di nuove politiche per la tutela del benessere e della salute mentale»
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