
Storie d’amore e disamore, sport e identità, memoria e attualità. Ma anche crisi abitative, guerra, disuguaglianze e il rapporto con le proprie radici. È una stagione che guarda alla contemporaneità attraverso linguaggi diversi quella proposta al Teatro San Bartolomeo di Meana Sardo, inserita nella Stagione di Prosa, Musica & Circo Contemporaneo 2026-2027 organizzata dal CeDAC, con la direzione artistica di Valeria Ciabattoni.
Dieci appuntamenti, da ottobre ad aprile, costruiscono un cartellone pensato per pubblici differenti, con protagonisti della scena italiana e incursioni nella musica e nel nouveau cirque. Un programma nel quale il teatro diventa anche strumento per raccontare il territorio e affrontare temi che attraversano la società.
Ad aprire la stagione, sabato 24 ottobre, sarà Ettore Bassi con «Questo matrimonio non s’ha da fare», melologo tratto dai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, accompagnato al pianoforte da Marco Beretta. Una rilettura del grande romanzo italiano che intreccia le vicende di Renzo e Lucia alla storia e alle inquietudini del Seicento, tra ingiustizie, peste, conflitti e speranze.
Il 7 novembre spazio al nouveau cirque con «Sconcerto d’Amore» della Compagnia Nando e Maila. Acrobazie, giocoleria e musica raccontano, con ironia, la crisi di una coppia e i tentativi di ritrovare un equilibrio tra fughe, inseguimenti e giochi di seduzione.
Di stretta attualità è invece «Basta Poco», in programma il 18 dicembre, scritto e interpretato da Antonio Cornacchione insieme a Pino Quartullo e Alessandra Faiella. Al centro della commedia la difficoltà di trovare casa, tra affitti elevati, precarietà, scarsità di edilizia pubblica e quella che lo spettacolo definisce una vera e propria «lotta tra poveri». La vicenda di un uomo sotto sfratto diventa così occasione per riflettere sulle nuove disuguaglianze sociali.
Il 16 gennaio Giovanni Carroni porterà in scena «Sos Sinnos», tratto dal romanzo di Michelangelo Pira, con la partecipazione del Tenore di Bitti «Mialinu Pira». Un viaggio nella memoria e nella lingua sarda, tra il mondo pastorale di Bitti, la scoperta delle parole e il rapporto tra individuo, paese e identità.
La musica sarà protagonista il 30 gennaio con Stefania Secci Rosa e il suo quartetto in «Un Viaggio tra Radici, Orizzonti e Libertà». Un percorso tra sonorità mediterranee, folk, jazz e pop, nel quale le influenze di Sardegna, Portogallo, Capo Verde, Europa dell’Est e mondo iberico si incontrano in una riflessione su identità, appartenenza e cambiamento.
Dal mondo della musica a quello dello sport con «La Magnifica Imperfezione / Giro del mondo su una palla in volo», in programma il 13 febbraio. L’ex campione di volley Andrea Zorzi, affiancato da Beatrice Visibelli, racconta la storia della pallavolo attraverso cinque continenti, intrecciando cronaca sportiva, vicende personali e storia del Novecento. Un viaggio per mostrare lo sport come linguaggio universale e patrimonio culturale condiviso.
Il 27 febbraio sarà la volta de «Troilo e Cressida» de I Sacchi di Sabbia, rilettura contemporanea del dramma shakespeariano. La guerra di Troia e la storia d’amore tra i due protagonisti vengono trasformate in una sorta di gara sportiva, in una rappresentazione definita dagli autori una «tragicomica parodia della pace».
Le relazioni di coppia tornano al centro il 13 marzo con «Contratto / Dialogo per un Rapporto di Coppia»di Alice Bertini, interpretato dalla stessa autrice insieme a Federico Gatti. Un uomo e una donna tentano di costruire razionalmente le regole della loro futura vita insieme, cercando di prevenire ogni possibile conflitto. Ma l’imprevedibilità dell’esistenza mette inevitabilmente alla prova ogni progetto.
Il 24 marzo Antonella Attili, Giancarlo Commare e Ania Rizzi Bogdan saranno protagonisti di «Bandiera», scritto da Lucia Franchi e Luca Ricci. Un surreale sequestro, un messaggio proveniente da una civiltà extraterrestre e una riflessione sulle disuguaglianze, sul potere economico e sulla crisi del capitalismo costruiscono un’allegoria del presente, sospesa tra fantascienza, ironia e speranza.
A chiudere la stagione, il 17 aprile, sarà «Alice (non canta) De André», scritto e interpretato da Alice De André. La nipote di Fabrizio De André affronta in scena il peso di un cognome importante e il desiderio di costruire una propria identità artistica. Un autoritratto intimo, tra memoria familiare, Sardegna, aspettative e ricerca di una voce personale.
Per l’assessora allo Spettacolo del Comune di Meana Sardo, Milena Pisu, il teatro deve essere innanzitutto un luogo di comunità. Accanto agli spettacoli, la stagione punta infatti su incontri, laboratori e occasioni di condivisione tra generazioni, con l’obiettivo di rendere il San Bartolomeo un punto di riferimento culturale non solo per Meana, ma per i paesi vicini.
Un investimento sulla cultura che, nelle parole dell’amministrazione, assume un significato particolare nelle aree interne, chiamate a confrontarsi con spopolamento e riduzione delle occasioni di socialità. Il teatro diventa così non soltanto luogo di spettacolo, ma spazio nel quale un territorio può incontrarsi, riconoscersi e rafforzare i propri legami
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