
Le panchine gialle (foto pagina FB Giù le mani dall’Ogliastra)
Le panchine gialle dell’Ogliastra vogliono essere più di un simbolo legato alla difesa del Punto Nascita del Nostra Signora della Mercede. L’idea, promossa dal movimento #giulemanidallogliastra, è quella di lasciare in ogni paese un segno concreto e quotidiano, capace di ricordare alla comunità che la difesa dei servizi sanitari non può trasformarsi in rassegnazione.
Una panchina è un oggetto semplice, presente nelle piazze e nei giardini, accessibile a tutti. Proprio per questo può diventare un richiamo contro il rischio di «abituarsi» alle difficoltà: dalle liste d’attesa alla carenza di medici, dai servizi più difficili da raggiungere agli spostamenti necessari per ricevere cure.
«Una comunità non perde soltanto quando le viene tolto qualcosa; comincia davvero a perdere quando considera normale non averlo più», sottolineano i promotori sui social. Il Punto Nascita rappresenta il simbolo più evidente della vertenza, ma la questione riguarda l’intero sistema sanitario territoriale.
In Ogliastra, viene evidenziato, esistono servizi che funzionano e professionisti che ogni giorno garantiscono assistenza con impegno e sacrificio. Ma «non possiamo accettare che la buona volontà di chi lavora diventi la soluzione permanente alle insufficienze dell’organizzazione».
La richiesta coinvolge Regione, ARES e ASL, chiamate a tradurre gli impegni in risposte concrete. «La responsabilità sta nella capacità di trasformare quel riconoscimento in una soluzione», viene ribadito, chiedendo una programmazione capace di considerare distanze, viabilità, popolazione e difficoltà nel reperire personale.
Le panchine gialle diventano così anche un invito ai cittadini a non perdere attenzione. «A interrompere quella rassegnazione prima che diventi abitudine». L’obiettivo non è alimentare una contrapposizione, ma mantenere aperto il confronto sui servizi essenziali.
«Non siamo interessati a raccontare un’Ogliastra vittima», spiegano i promotori, ma un territorio consapevole del proprio valore e determinato a chiedere che le cose vengano fatte bene. Perché, conclude il messaggio, «una porta chiusa può essere riaperta; una comunità che smette di chiedere, invece, rischia di non accorgersi nemmeno più che manca la porta».
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