
Cabras estate 1962, Serenata (Foto Sara Ruth Zedele)
Ha dedicato gran parte della sua breve vita allo studio della cultura popolare sarda, lasciando un patrimonio di registrazioni, fotografie, filmati e testimonianze di straordinario valore. A novant’anni dalla nascita, Andreas Fridolin Weis Bentzon sarà ricordato sabato 17 ottobre a Cagliari con il convegno «Ricordando Andreas Fridolin Weis Bentzon nel 90° anniversario dalla sua nascita», promosso dall’associazione culturale Iscandula, diretta da Dante Olianas.
L’iniziativa si svolgerà alla Casa del Quartiere di Is Mirrionis, in via Nebida 36, con una giornata di approfondimento dedicata all’eredità scientifica dell’antropologo ed etnomusicologo danese, al valore dei suoi materiali documentali e alle prospettive di ricerca aperte dal suo lavoro.
Nato a Gentofte, vicino a Copenaghen, il 23 maggio 1936, Bentzon arrivò in Sardegna per la prima volta nel 1952, a soli sedici anni. Rimase affascinato dalla musica e dalle tradizioni dell’Isola e, una volta rientrato in Danimarca, annunciò alla famiglia di aver trovato «lo scopo della mia vita». Da quel momento la Sardegna divenne il centro della sua attività di ricerca.
Il suo nome è legato soprattutto allo studio delle launeddas, al quale dedicò una ricerca sistematica confluita nella tesi di dottorato The Launeddas. A Sardinian Folk Music Instrument, pubblicata in due volumi nel 1969. Nel corso delle sue campagne di studio documentò numerosi suonatori e raccolse un vasto patrimonio di testimonianze sonore, immagini, appunti e materiali etnografici. Dal 1965 concentrò inoltre le proprie ricerche sulla comunità pastorale di Nule, senza riuscire a completare il progetto a causa della morte prematura, avvenuta il 20 dicembre 1971, a soli 35 anni.
Gli interventi e il confronto scientifico
Il convegno si aprirà alle 9 con i saluti istituzionali di Andrea Dettori, capo di Gabinetto dell’Assessorato regionale alla Cultura, di Nina Bentzon-Ehlers, in rappresentanza degli eredi dello studioso, e di Dante Olianas, presidente di Iscandula.
Dalle 10, con la moderazione di Eva Garau, prenderà il via la sessione scientifica. Olianas ripercorrerà la storia dell’associazione e il lavoro svolto per mantenere viva l’eredità di Bentzon. Anne-Mette Marchen Andersen, curatrice del Museo Nazionale di Danimarca, parlerà del valore degli oggetti conservati nelle collezioni museali, mentre il giornalista e fotografo Uliano Lucas rifletterà sul racconto visivo della Sardegna e sull’attualità della lezione dello studioso.
I lavori riprenderanno alle 15 con Peter Ian Crawford, professore emerito di Antropologia visiva all’Università Artica della Norvegia, che inquadrerà il contributo di Bentzon nel contesto dell’etnografia multimodale contemporanea. Seguiranno gli interventi di Antonio Lai, del Dipartimento di Musicologia dell’Università Paris 8, sul linguaggio delle launeddas; di Marco Lutzu, dell’Università di Cagliari, sui metodi e le prospettive della ricerca etnomusicologica di Bentzon; e dell’antropologo Umberto Cao, dell’Università di Aix-Marseille, sull’attualità del suo approccio scientifico.
Alle 17.30 è prevista una tavola rotonda aperta al pubblico, per discutere il lascito scientifico e documentale dell’antropologo e le possibilità di valorizzarlo.
Una mostra fotografica e il ritorno di Bell’arrosa
Per tutta la giornata gli spazi della Casa del Quartiere ospiteranno anche una mostra fotografica curata da Pietro Frau, con immagini scattate da Bentzon in Sardegna tra il 1955 e il 1962. L’esposizione comprende 17 gigantografie in bianco e nero, di 150 per 150 centimetri, accompagnate da dieci pannelli in cinque lingue dedicati alla vita e all’opera del ricercatore.
Alle 20, nella sala grande, spazio alla musica e alla danza con Bell’arrosa, sa primu discoteca de ballu sardu in su mundu, iniziativa ideata da Iscandula nel 1997 e riproposta in diverse occasioni. A guidare le danze saranno Bruno Camedda alla fisarmonica e Leonardo Palmas alle launeddas.
La giornata vuole così rendere omaggio a uno studioso che ha contribuito in modo decisivo alla conoscenza della musica e della cultura sarda, lasciando materiali che ancora oggi rappresentano una risorsa per la ricerca e per la memoria collettiva dell’Isola.
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