
L’impianto della Saras | Foto Cacip
Scarichi in mare di acque meteoriche non trattate con idrocarburi e metalli pesanti, utilizzo delle torce per smaltire i gas di processo e perdite di sostanze che avrebbero compromesso suolo e falde acquifere. La Procura di Cagliari ha chiuso le indagini sui presunti episodi di inquinamento ambientale nello stabilimento Sarlux di Sarroch.
I pubblici ministeri Enrico Lussu e Nicola Giua Marassi hanno notificato l’avviso a quattro persone: Vincenzo Greco, 66 anni, amministratore delegato dal 2014 al settembre 2017, Settimio Guarrata, 59 anni, amministratore delegato dal settembre 2017 e gestore del sito, Francesco Lion, 73 anni, già titolare di una procura speciale in materia ambientale e Walter Cocco, 58 anni, con responsabilità analoghe dal dicembre 2018.
Tutti sono accusati di inquinamento ambientale. La società è chiamata a rispondere dell’illecito amministrativo previsto dal decreto legislativo 231 del 2001 sulla responsabilità degli enti.
Gli scarichi in mare e le contaminazioni
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dagli scolmatori di emergenza sarebbero state riversate direttamente in mare acque meteoriche non trattate, provenienti anche dalle aree industriali e contenenti idrocarburi e altre sostanze pericolose.
Gli scarichi sarebbero stati utilizzati anche in previsione di eventi meteorologici ordinari, quando le vasche erano piene e non sufficientemente adeguate a contenere i reflui.
Le analisi citate nell’avviso di conclusione delle indagini avrebbero rilevato contaminazioni da piombo, cadmio e idrocarburi. Per questi ultimi, i limiti sarebbero stati superati in dieci campioni su undici, con un picco di 10 milioni e 500mila microgrammi per litro, a fronte di un limite massimo di 350.
Anche i sedimenti marini avrebbero evidenziato concentrazioni elevate di alluminio, manganese, bario, stronzio, vanadio, piombo e nichel, oltre a idrocarburi di origine petrolifera.
Le torce utilizzate per smaltire i gas
Un altro capitolo dell’inchiesta riguarda il sistema «blow down», progettato per la sicurezza e la gestione delle emergenze. Secondo la Procura, le torce sarebbero state utilizzate come sistema ordinario di smaltimento dei gas di processo, compresi quelli derivanti dall’incenerimento di rifiuti pericolosi.
In diverse occasioni tra il 2018 e il 2021 sarebbero state impiegate senza garantire gli 800 gradi di temperatura della fiamma necessari per eliminare i composti organici volatili.
Gli inquirenti contestano inoltre l’omissione del programma di monitoraggio degli odori. Al suo posto, secondo l’accusa, sarebbe stato utilizzato un prodotto chimico per mascherare soprattutto l’acido solfidrico.
La popolazione, sostengono i pm, non avrebbe così percepito le emissioni, che potevano essere programmate in base alle condizioni meteorologiche, in particolare quando il vento soffiava in direzione del mare.
Le perdite e la contaminazione di suolo e falde
Nel fascicolo figurano anche perdite di idrocarburi e altri prodotti dagli impianti che, secondo la contestazione, non sarebbero state riparate tempestivamente, provocando contaminazioni del suolo e delle acque sotterranee oltre le concentrazioni soglia.
Tra le sostanze indicate nell’avviso figurano benzene, idrocarburi, etilbenzene, xilene, fenolo, solfati, azoto ammoniacale, ferro e manganese.
La Procura contesta inoltre la mancanza di adeguate misure di manutenzione e contenimento, la mancata comunicazione tempestiva degli incidenti agli enti competenti e il mancato rispetto dei tempi di intervento.
La chiusura delle indagini apre ora la fase successiva del procedimento, nel quale gli indagati potranno esercitare le proprie facoltà difensive.
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