
Si è tenuto nella giornata di ieri, giovedì 25 giugno, il tavolo dedicato alla vertenza dello stabilimento Bekaert di Macchiareddu, nella zona industriale di Assemini. La multinazionale belga, che aveva annunciato nei mesi scorsi la volontà di cedere il proprio stabilimento in Sardegna, potrebbe essere sostituita attraverso un processo di reindustrializzazione. Con tre player industriali che sarebbero interessati ad acquisire la fabbrica.
«Cogliamo con favore il fatto che la società incaricata di avviare il processo di reindustrializzazione dello stabilimento Bekaert di Macchiareddu abbia proposto ipotesi di acquisizione da parte di soggetti industriali che sembrano essere solidi», ha affermato l’assessore all’Industria della Regione Sardegna Emanuele Cani. «Confermiamo – ha proseguito Cani – la disponibilità della Regione ad essere parte attiva nel favorire quanto più possibile l’acquisizione dello stabilimento, incentivando e facilitando le attività di insediamento del nuovo soggetto industriale attraverso tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, dai contratti di sviluppo al supporto finanziario fino alla formazione»
«Siamo tornati a casa con un pochino di positività in più – ha affermato Gigi Corona della Cisl ai microfoni di Radio Kalaritana – c’è stata un’evoluzione per ciò che riguarda l’interesse di altre aziende, ci sono dei piani presentati, con due player che hanno iniziato la new diligence (la fase di approfondimento ulteriore utili a una trattativa, ndr). Tutto ciò ci fa pensare che si sta andando davvero verso la cessione dello stabilimento».
Resta comunque la richiesta a Bekaert di accompagnare i lavoratori verso questo cambiamento, evitando così la chiusura dello stabilimento e la cassa integrazione. «Noi facciamo leva – ha chiarito Corona – sulla responsabilità sociale della Bekaert nei confronti della comunità di lavoratori che si è creata in questi anni. Sono dei lavoratori che a oggi continuano a lavorare onestamente e con sacrifici, quindi diciamo alla casa madre di non chiudere i cancelli, fateci lavorare fino alla cessione, perché noi vogliamo continuare a lavorare e portare a casa uno stipendio reso possibile dal nostro lavoro». L’obiettivo è quello di non impattare negativamente sulla vita dei lavoratori. «In un discorso di reindustrializzazione ci sarà bisogno di tempo per lo smantellamento di alcuni macchinari per installarne degli altri. Noi – ha precisato Corona – chiediamo di farlo in maniera tale che l’impatto delle persone sia il minore possibile, perché sappiamo bene che una volta che inizia una cassa integrazione per reindustrializzazione si passa da 6 mesi a 12 mesi in tempi abbastanza ristretti, con delle problematiche poi subentrerebbero andando a creare degli importanti rischi. Vorremmo che il passaggio avvenisse a cancelli dello stabilimento aperti».
Il prossimo 10 settembre è fissato un nuovo appuntamento al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che potrebbe chiarire ulteriormente il futuro dello stabilimento.
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