INTEGRAZIONE

Cagliari, riparte la Scuola della Pace di Sant’Egidio Il 28 ottobre al via le attività alla scuola Satta: compiti, gioco e solidarietà per educare i bambini alla convivenza e al rispetto delle differenze

Dallo studio condiviso alle attività ricreative, fino alle iniziative di solidarietà: la Scuola della Pace della Comunità di Sant’Egidio si prepara a ripartire a Cagliari mercoledì 28 ottobre, con un nuovo anno di attività dedicate ai bambini e ai ragazzi.

Il progetto riprenderà alla scuola Satta, grazie a una convenzione con l’istituto, mentre proseguiranno anche gli incontri nella sede di Sant’Eulalia. A raccontare l’iniziativa, durante la trasmissione radiofonica Voci di Comunità, sono stati Gian Matteo Sabatino, referente della Comunità di Sant’Egidio a Cagliari, e i giovani volontari Luigi Tanda, Michele Porcu ed Elena Melis.

Le attività alla scuola Satta si svolgeranno ogni mercoledì, dalle 16.30 alle 18, e coinvolgeranno bambini dalla seconda alla quinta elementare, con una disponibilità iniziale di 20 posti. I volontari li accompagneranno nello svolgimento dei compiti, alternando allo studio momenti di gioco, merenda e attività culturali.

Nel corso delle precedenti edizioni sono stati coinvolti ospiti come l’artista Manu Invisible e sono state proposte iniziative dedicate alla poesia e alla musica. A Sant’Eulalia continueranno inoltre gli incontri del venerdì con i ragazzi ormai alle scuole medie, attraverso attività che comprendono anche visite agli anziani.

L’obiettivo va oltre il sostegno scolastico: creare uno spazio di incontro tra bambini italiani e stranieri, promuovendo amicizia, rispetto e integrazione. Un’esperienza che arricchisce anche i giovani educatori, come ha raccontato Elena Melis, volontaria da oltre un anno, sottolineando quanto il rapporto con i bambini aiuti a riscoprire la semplicità e il valore delle relazioni.

La Scuola della Pace si conferma così un luogo in cui la convivenza si costruisce attraverso gesti quotidiani, senza distinzioni culturali, linguistiche o religiose. Perché, come emerge dalle parole dei volontari, educare alla pace significa imparare fin da piccoli a riconoscersi parte della stessa comunità.


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