Politica

Camera, approvata la riforma elettorale: maggioranza tiene sul voto segreto Il testo passa con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Confermate preferenze, premio di maggioranza e nuove regole per la raccolta delle firme.

L’aula della Camera

L’Aula della Camera ha approvato con 227 voti favorevoli e 164 contrari la riforma della legge elettorale. La maggioranza ha superato anche il voto segreto. Si tratta del terzo passaggio parlamentare dopo le modifiche introdotte dal Senato, che ha inserito le preferenze con i capilista bloccati e innalzato il numero delle firme necessarie ai partiti non presenti in Parlamento per presentare le liste.

Il premio di maggioranza prevede 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, fino a un massimo di 220 deputati e 113 senatori. Se non viene raggiunta questa soglia, i seggi saranno assegnati proporzionalmente ai consensi ottenuti. Il candidato premier sarà indicato nei programmi elettorali.

Tra le modifiche principali c’è il ritorno al sistema delle preferenze. Sarà possibile indicare fino a tre candidati all’interno di una lista di sei, inseriti in una scheda con sette nomi complessivi e un capolista bloccato. È prevista l’alternanza di genere tra le preferenze, ma non tra i capilista.

Le forze della coalizione dovranno inoltre predisporre, a livello di circoscrizione elettorale, una lista con i candidati da destinare al Parlamento nel caso in cui scatti il premio di maggioranza.

Ridisegnate anche le circoscrizioni estere: alla Camera passeranno da quattro a due, Europa e Americhe-Asia-Oceania-Antartide, mentre al Senato sarà prevista un’unica circoscrizione.

Il Senato è intervenuto anche sulle modalità di raccolta delle firme per la presentazione delle liste. I partiti non presenti in Parlamento al 31 dicembre 2025 dovranno raccogliere almeno 6mila firme in ogni collegio, rispetto alle precedenti 1.500, per un totale stimato superiore a 450mila firme considerando le due Camere.

Un’ulteriore modifica estende ai caregiver familiari il diritto di voto riservato ai fuorisede. La disposizione ha visto l’astensione delle opposizioni.

Dopo l’approvazione non sono mancate le proteste delle minoranze, che hanno esposto in Aula cartelli con le scritte «Legge truffa», «No all’imbroglio» e «Con Meloni, sanità + armi».


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