La polemica

Carcere Uta, gli infermieri pronti allo stop senza pagamento di straordinari e arretrati Organico dimezzato e compensi fermi da mesi: rischio assistenza ridotta per centinaia di detenuti nel carcere della Città metropolitana

L’interno del carcere di Uta

La carenza di personale infermieristico e il mancato pagamento degli straordinari rischiano di compromettere l’assistenza sanitaria all’interno della casa circondariale «Ettore Scalas» di Uta. Gli infermieri, che già operano con un organico ridotto di circa la metà rispetto al fabbisogno, hanno annunciato che, in assenza di risposte entro domani, interromperanno le prestazioni aggiuntive, limitandosi all’orario ordinario di servizio. Una decisione che potrebbe lasciare senza adeguata copertura sanitaria centinaia di detenuti.

La situazione è stata illustrata dal direttore sanitario della medicina penitenziaria, Gianfranco Carboni, in una comunicazione inviata ai vertici della Asl di Cagliari. Il quadro appare ancora più delicato alla luce del previsto trasferimento a Uta di 92 detenuti sottoposti al regime del 41-bis, che si aggiungerebbero ai 740 già presenti nell’istituto, oltre la capienza prevista.

Nella nota Carboni ricorda che la cronica insufficienza di infermieri è stata finora compensata grazie alle prestazioni aggiuntive, richieste formalmente all’azienda sanitaria. Tuttavia, nonostante i ripetuti solleciti, i compensi maturati non sarebbero stati liquidati: in molti casi gli straordinari risultano ancora insoluti da gennaio e, per alcuni operatori, addirittura dagli ultimi mesi dell’anno precedente.

La rinuncia agli straordinari renderebbe impossibile garantire la copertura di numerose sezioni detentive, ciascuna delle quali ospita circa 130 persone. Secondo il direttore sanitario, ciò determinerebbe un livello di assistenza infermieristica inferiore agli standard minimi di sicurezza, compromettendo un servizio essenziale che deve essere assicurato ventiquattr’ore su ventiquattro per tutelare la salute dei detenuti e la sicurezza dell’intero istituto.

Carboni avverte infine che, qualora non venga ripristinata la continuità assistenziale, la direzione sanitaria informerà formalmente gli organi competenti, tra cui il Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria, la direzione del carcere e il Tribunale di Sorveglianza, affinché adottino i provvedimenti di rispettiva competenza.


Scopri di più da Kalaritana Media

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.