
Il caro vita non pesa soltanto sulle famiglie e sui cittadini, ma anche sulle aziende e, in modo particolare, sulle cooperative sociali, che stanno attraversando un momento di forte difficoltà. I rincari di carburante, energia e prodotti alimentari incidono sui costi di gestione e rischiano di compromettere la continuità dei servizi rivolti alle persone più fragili.
A lanciare l’allarme è Federsolidarietà. «Questo rincaro del carburante, in particolare, sta facendo aumentare tutti i costi – spiega ai microfoni di Radio Kalaritana, Antonello Pili, presidente regionale dell’organizzazione. L’energia elettrica è cresciuta di circa il 50% rispetto allo scorso anno, mentre i prodotti primari, come gli alimentari e le forniture destinate alle strutture, sono aumentati di circa il 40%».
Le difficoltà riguardano anche i servizi domiciliari, nei quali gli operatori devono spostarsi da un’abitazione all’altra. «L’aumento del carburante incide anche sui servizi domiciliari. Le spese di spostamento sono spesso a carico degli operatori oppure delle cooperative, senza che ci sia un ritorno economico. Le gare d’appalto, infatti, non prevedono questi aumenti dei costi».
Da qui la richiesta di un adeguamento delle tariffe e, in particolare, di una revisione del sistema tariffario che riguarda le strutture residenziali. «È in corso una discussione per arrivare a una revisione complessiva delle tariffe. C’è un problema anche per le RSA, perché le rette attuali non coprono adeguatamente il costo del lavoro e, soprattutto, non tengono conto degli aumenti sproporzionati delle spese di gestione: energia, alimenti e tutto ciò che serve per mandare avanti una struttura».
Pili sottolinea che le rette rappresentano l’unica fonte di entrata per molte di queste realtà. «Non possiamo aumentare ulteriormente le entrate rispetto alle rette pagate dagli utenti, perché altrimenti diventerebbe un salasso per le famiglie. L’unica nota positiva è che la Regione Sardegna ha stanziato un fondo di 15 milioni di euro per sostenere gli aumenti delle rette e il ristoro ai Comuni. Ma non è sufficiente rispetto all’incremento dei costi generali che stiamo affrontando».
Il rischio, avverte, è che le cooperative non riescano più a sostenere le spese. «Se si continua così, si rischiano posti di lavoro, perché non riusciamo a sopportare costi che ci stanno mettendo in grande difficoltà».
Dietro i numeri, ricorda, ci sono le persone: «Stiamo parlando di servizi essenziali, rivolti a chi ha bisogno di assistenza, ma anche di lavoratori e cooperative che quei servizi li garantiscono».
Pili riconosce una certa attenzione da parte della Regione Sardegna, ma denuncia una mancanza di sostegno a livello nazionale. «Nella proposta di legge finanziaria nazionale non c’è un’attenzione adeguata al settore dell’economia sociale, del Terzo settore e dei servizi alla persona. Ci sono interventi rivolti ad alcuni comparti, come l’agricoltura e i trasporti, ma per il nostro settore non sono previste risorse né investimenti. La ricaduta negativa riguarda direttamente i servizi che eroghiamo alle persone».
Per affrontare la situazione, Feder Solidarietà punta innanzitutto ad aprire un confronto con il Governo. «Stiamo cercando un dialogo, perché è importante che ci sia maggiore sensibilità verso questo settore».
Pili richiama poi l’attenzione sulle scelte strategiche di investimento. «Bisogna decidere quali siano le priorità. L’aumento delle spese per gli armamenti, con 14 miliardi di euro previsti, è una scelta strategica che può sottrarre risorse ad altri settori. Gli investimenti devono ricadere anche sull’istruzione, sulle politiche sociali e sul welfare».
Un’altra questione riguarda le grandi opere, a partire dal Ponte sullo Stretto di Messina. «Bisogna valutare se investimenti così importanti, che impegnano miliardi di euro, siano una priorità oppure se le risorse debbano essere destinate ad altri interventi. Ci sono imprese sociali e altri settori che oggi sono in crisi e hanno bisogno di sostegno».
La richiesta delle cooperative è dunque quella di interventi tempestivi, capaci di contenere gli aumenti dei costi e garantire la continuità dei servizi. Perché, conclude Pili, «quando parliamo di cooperative sociali, parliamo di servizi essenziali e di persone: chi li riceve e chi ogni giorno li offre».
Qui l’intervista su Radio Kalaritana.
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