
Passa anche dalle Case di comunità il futuro della sanità nell’isola. Negli scorsi giorni, la Regione aveva annunciato il raggiungimento e il superamento dei target previsti dal PNRR, con 59 Case della Comunità e 17 Ospedali di Comunità rinnovati e messi a disposizione. «Con il raggiungimento e il superamento dei target previsti dal PNRR – aveva sottolineato la Presidente della Regione ed assessora ad interim della Sanità, Alessandra Todde – la Sardegna compie un passo decisivo verso un modello di assistenza sanitaria più moderno, capillare e vicino alle persone».
L’accordo siglato nella tarda serata di ieri, martedì 23 giugno, tra Ministero della Salute, Sisac – in rappresentanza delle Regioni -, Fimmg (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) e Fmt (Federazione Medici Territoriali) per la presenza dei medici di medicina generale all’interno delle case di comunità potrebbe favorire il cambio di passo ricercato per rispettare anche sul piano pratico gli obiettivi del Piano. Accordo che dovrà entrare in vigore entro il 30 giugno prossimo e che prevede l’introduzione di un obbligo per i medici fino a sei ore settimanali per 48 settimane annue nelle Case di Comunità tra le 8:00 e le 20:00, con un turno di almeno 3 ore continuate, per un compenso orario di 38,72 euro, oltre oneri, valido in tutto il territorio nazionale. Non è escluso che in futuro anche i medici ospedalieri, al di fuori delle ore di lavoro nelle strutture di riferimento, possano lavorare anche nelle case di comunità, ma la soluzione è ancora al vaglio del Ministero.
Il caso della Sardegna resta comunque particolare, date le difficoltà già presenti sul territorio. Per il segretario della Cgil sarda Fausto Durante, intervenuto ai microfoni di Radio Kalaritana, inoltre c’è ancora strada da fare per vedere compiuto il percorso immaginato attraverso il PNRR. «Dal punto di vista della procedura amministrativa e burocratica la Regione autocertifica che si è in fase avanzata sul completamento delle procedure per la realizzazione delle case di comunità – ha affermato Durante – Nella realtà, se si osservano le strutture e le realtà dove dovrebbero sorgere queste attività, si vedono soprattutto dei cantieri in attività. Laddove ci sono degli effettivi avanzamenti, con i lavori conclusi di realizzazione o adattamento, siamo in situazioni di assenza di personale e, a volte, di strumentazioni necessarie per assicurare il diritto alla salute e la medicina territoriale. Siamo per questo abbastanza lontani dall’obiettivo di costruire le risposte sul territorio di cui avrebbero bisogno i cittadini». A preoccupare è soprattutto la possibilità di spostare professionisti da un presidio a un altro. «Quello che si sta verificando – aggiunge Durante – è che si costruiscono nuove realtà per far incontrare medicina e territorio. Ma il problema è che o non c’è personale, o il personale è stato prelevato o si pensa di farlo dagli ospedali già esistenti. Siamo di fronte a un gioco a saldo zero che non riesce a risolvere il problema effettivo di potenziamento di tutte le strutture dell’isola». Una situazione che pone sotto i riflettori un’altra necessità secondo il segretario generale della Cgil isolana. «Dobbiamo lanciare una grande campagna di nuove assunzioni di personale nella sanità e una campagna di dotazione tecnologica delle strutture con macchinari e tecnologie all’avanguardia – chiosa – Il rischio altrimenti è di fare come i vasi comunicanti. C’è bisogno di innalzare i numeri rispetto a quelli che vediamo oggi, altrimenti non ci sarà risposta ai bisogni della nostra sanità».
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