Economia

Cinema, cresce l’economia della «celluloide»: 142 imprese e un ecosistema oltre i numeri Analisi di Confartigianato Sardegna: 237 occupati e 16 milioni di fatturato una filiera diffusa tra artigianato, tecnologia e servizi

Non solo set e registi: il cinema in Sardegna è un sistema produttivo complesso, in espansione e sempre più strategico per l’economia dell’isola. A dirlo è l’analisi dell’Ufficio studi di Confartigianato Sardegna, che fotografa un comparto in crescita ma difficile da racchiudere nei soli numeri.

Secondo i dati, nell’isola si contano 142 imprese attive nel settore delle produzioni cinematografiche, video e registrazioni musicali, con 237 occupati, di cui 126 dipendenti. Il giro d’affari complessivo raggiunge i 16 milioni di euro, con 8 milioni di valore aggiunto e oltre 3 milioni di stipendi erogati.

Ma il dato più significativo è un altro: l’impatto reale del cinema va ben oltre queste cifre. Attorno alla produzione audiovisiva ruota infatti una galassia di professioni e mestieri che rende il comparto uno dei più trasversali e dinamici dell’economia regionale.

Dai mestieri tradizionali — come falegnami, sarti, fabbri, vetrai e orafi — a quelli più specialistici come tecnici del suono, operatori di ripresa, esperti di luci e creatori digitali, fino all’indotto fatto di trasporti, ospitalità e ristorazione: il «mondo della celluloide» coinvolge un numero potenzialmente infinito di attività.

«Il cinema è forse la più grande celebrazione vivente del lavoro artigiano — sottolinea Daniele Serra, segretario regionale di Confartigianato —. Dietro questi dati c’è un ecosistema produttivo che intreccia creatività, tradizione e innovazione, capace di generare sviluppo economico e occupazione qualificata».

Un sistema in cui la manualità incontra la tecnologia e il «saper fare» artigiano diventa un elemento distintivo di qualità, oltre che una leva di promozione del territorio. «È una straordinaria vetrina per le eccellenze locali e un moltiplicatore economico che coinvolge numerosi settori collegati», aggiunge Serra.

Il confronto con il resto d’Italia evidenzia margini di crescita importanti. A livello nazionale il settore supera i 9 miliardi di euro di fatturato, con oltre 18mila imprese e più di 50mila occupati. Le regioni leader sono il Lazio, con circa 2.500 aziende e 15mila addetti, e la Lombardia, con 2.400 imprese e 7.500 lavoratori.

Un dato chiave riguarda il ruolo delle micro e piccole imprese, che rappresentano il cuore della filiera: generano oltre la metà del fatturato e impiegano circa due terzi degli occupati. Un modello produttivo diffuso e flessibile, capace di adattarsi alle esigenze delle produzioni e di attivare una rete articolata di servizi.

Non a caso, oltre il 54% dei ricavi del settore deriva dall’acquisto di servizi esterni, alimentando un indotto che conta quasi 28mila addetti tra logistica, manutenzione, servizi tecnici e creativi.

Tuttavia, non mancano le criticità. La crescente domanda di competenze specialistiche si scontra con una difficoltà di reperimento del personale che supera il 60%, ben al di sopra della media nazionale.

Per Confartigianato, la Sardegna ha comunque tutte le carte in regola per rafforzare il proprio ruolo nel panorama audiovisivo. «Investire nelle produzioni cinematografiche — conclude Serra — significa sostenere le imprese, creare opportunità per i giovani e valorizzare l’identità culturale dell’Isola. Il cinema è un ponte tra tradizione e futuro su cui la Sardegna deve continuare a puntare».


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