Il caso

Cisl Sardegna: «Serve un confronto fra Regione e territori» Il segretario Ledda dice no a decisioni unilaterali su aree militari e chiede coinvolgimento nei processi decisionali

Un’esercitazione militare

Si riaccende il dibattito sulle servitù militari in Sardegna e sulle possibili ricadute istituzionali e territoriali di alcune modifiche normative in discussione a livello nazionale. Al centro della riflessione c’è il rischio che le decisioni su aree strategiche vengano assunte senza un adeguato coinvolgimento della Regione e delle comunità locali.

A intervenire è la Cisl Sardegna, attraverso il segretario generale Pierluigi Ledda, che richiama la necessità di un metodo diverso nella gestione di un tema considerato sensibile per l’Isola. «Le decisioni che riguardano la Sardegna devono essere prese insieme alla Sardegna», è il principio ribadito ai microfoni di Radio Kalaritana.

Secondo il sindacato, il tema delle servitù militari non può essere affrontato con interventi unilaterali o scorciatoie legislative, ma richiede un confronto strutturato che coinvolga istituzioni regionali, parti sociali e territori interessati. L’Isola, sottolinea Ledda, sopporta già un peso significativo in termini di presenza militare e vincoli sul territorio, con effetti che incidono anche sulle prospettive di sviluppo economico e ambientale.

La posizione espressa insiste inoltre sulla necessità di una ricognizione aggiornata e trasparente delle servitù esistenti, accompagnata da valutazioni indipendenti sugli impatti ambientali e sanitari. Un percorso che, nelle intenzioni della Cisl, dovrebbe portare a decisioni condivise e non calate dall’alto.

Nel ragionamento del sindacato entra anche una dimensione più ampia, legata al contesto nazionale ed europeo della sicurezza e della difesa. Tuttavia, viene evidenziato come un rafforzamento della dimensione europea non debba tradursi in un indebolimento del ruolo dei territori, ma piuttosto in una maggiore partecipazione ai processi decisionali.

Il messaggio finale è chiaro: la Sardegna deve essere parte attiva nelle scelte che la riguardano, perché senza coinvolgimento e rispetto dell’autonomia non è possibile garantire né sviluppo né un equilibrio istituzionale duraturo.

Qui l’intervista rilasciata dal segretario Ledda a Radio Kalaritana


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