
Una nuova escalation di violenza scuote il confine tra Libano e Israele. Secondo quanto riportato dall’Unifil, la missione Onu di peacekeeping lungo la Linea Blu, oltre 120 proiettili sono stati lanciati dal territorio libanese verso Israele, che ha risposto con sette attacchi aerei e 120 colpi di artiglieria.
La Brigata Sassari, al comando del settore Ovest della missione, ha supportato l’evacuazione di migliaia di civili dalle zone più colpite dai raid, nel tentativo di ridurre le vittime tra la popolazione.
L’ultimo report ufficiale parla di «profonda preoccupazione» per gli atti che costituiscono «gravi violazioni della risoluzione 1701», il provvedimento che aveva introdotto i Caschi blu per monitorare la cessazione delle ostilità tra le due parti.
«La recente escalation», si legge nella nota dell’Unifil, «sta causando lo sfollamento di centinaia di migliaia di residenti e la distruzione di quartieri e villaggi. Centinaia di persone sarebbero state uccise e altre ferite. Come sempre, i civili soffrono di più».
Le forze di peacekeeping rimangono sul campo, monitorando gli sviluppi, fungendo da collegamento tra le parti e facilitando, ove possibile, il supporto umanitario. «Continuiamo a esortare le parti a porre fine alle ostilità e a rinnovare il nostro impegno per la piena attuazione della risoluzione 1701, per la sicurezza dei civili su entrambi i lati della Linea Blu», conclude l’Unifil.
Nonostante gli appelli internazionali, la tensione resta alta: Israele ha infatti lanciato un chiaro avvertimento nei confronti di Hezbollah, affermando che «se non si ferma, ci prenderemo il Libano». La comunità internazionale teme un’escalation ancora più grave in una regione già instabile.
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