
Il forte aumento del prezzo del gasolio sta mettendo in grave difficoltà il settore dell’autotrasporto merci.
Secondo Confartigianato Imprese Sardegna, con il carburante ormai oltre i 2 euro al litro molte aziende rischiano di fermare i camion perché i costi di esercizio superano i ricavi.
Il presidente Giacomo Meloni spiega che i margini operativi delle imprese sono ormai ridotti al minimo e chiede l’attivazione immediata della clausola di adeguamento al costo del carburante nei contratti di trasporto, oltre a un sostegno da parte dello Stato.
Il carburante rappresenta una delle principali voci di spesa per le aziende di autotrasporto: in condizioni normali incide tra il 25% e il 35% dei costi operativi di una flotta.
Tuttavia, con gli aumenti registrati negli ultimi anni, la situazione è drasticamente peggiorata.
Nel 2021 il diesel costava circa 1,35 euro al litro; nel 2022, con la crisi legata alla guerra in Ucraina, è salito a 1,65 euro (+22,3%).
Oggi ha superato i 2 euro al litro, facendo crescere l’incidenza dei costi operativi fino a oltre l’85%.
Un mezzo pesante percorre mediamente circa 100 mila chilometri all’anno e consuma circa un litro di carburante ogni tre chilometri.
Anche un piccolo aumento del prezzo del diesel può quindi tradursi in migliaia di euro di spesa in più per ogni veicolo. Secondo le imprese del settore, questa situazione rischia di generare un effetto a catena su tutta la filiera logistica, con possibili ripercussioni sulla disponibilità delle merci e sull’aumento dei prezzi al consumo.
In Sardegna il comparto è particolarmente strategico: oltre 1.500 imprese artigiane, con più di 4.000 dipendenti, movimentano circa l’80% delle merci all’interno dell’isola, mentre oltre il 90% dei prodotti arriva via nave.
Confartigianato sottolinea inoltre che i recenti rincari non sembrano dipendere solo dalle tensioni geopolitiche, come il conflitto in Iran, ma potrebbero essere influenzati anche da fenomeni speculativi nel mercato dei carburanti.
A sostegno di questa tesi viene citato il caso dell’HVO, carburante di origine vegetale non legato al petrolio, che sta registrando aumenti simili al diesel.
Per questo l’associazione chiede alle istituzioni di monitorare attentamente il mercato energetico e di adottare strumenti che garantiscano maggiore trasparenza e stabilità dei prezzi, per proteggere un settore fondamentale per l’economia e la logistica del Paese.
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