
Il Festival Percorsi Teatrali del Teatro del Segno è in corso fino al 16 agosto a Santulussurgiu. Tra i protagonisti anche Fabrizio Coniglio, che porta in prima regionale Al Fuoco, uno spettacolo dedicato a due tragedie legate alla sicurezza sul lavoro, quella di Marcinelle e quella della ThyssenKrupp.
«Quel titolo, “Al fuoco”, – ha detto il protagonista ai microfoni di Radio Kalaritana – ci ricorda come in nessuna delle due tragedie le persone hanno avuto il tempo di gridare “al fuoco”. È successo tutto così rapidamente che non hanno avuto nemmeno la possibilità di dare l’allarme. Nel caso di Marcinelle erano come topi in gabbia: non c’è stato il tempo di reagire. Il titolo rappresenta quindi quel grido disperato che, in quelle circostanze, purtroppo non è mai stato possibile pronunciare.
Due tragedie avvenute in epoche diverse, ma accomunate da un tema ancora drammaticamente attuale: la sicurezza sul lavoro.
Esatto. Parliamo di una tragedia degli anni Cinquanta che, purtroppo, si è ripetuta nel tempo, fino alla ThyssenKrupp nel 2007 e oltre. Al centro c’è sempre la mancanza di attenzione alla sicurezza e, soprattutto, alla vita delle persone.
Come nasce questo spettacolo?
Mi era stato commissionato dalla CGIL di Savona per una lettura davanti a circa duecento ragazzi e cento adulti. Ho pensato però che una semplice lettura potesse risultare poco coinvolgente e ho deciso di unire le testimonianze in un unico racconto. Da una parte c’è la storia di un soccorritore di Marcinelle che scende nella miniera per cercare di salvare i lavoratori; dall’altra quella di un operaio della ThyssenKrupp che si è salvato quasi per caso, perché si era allontanato per aprire un rubinetto dell’acqua.
Quanto sono importanti, in queste storie, i dettagli che raccontano le responsabilità e le negligenze?
Sono fondamentali. Alla ThyssenKrupp, per esempio, l’olio fuoriusciva da macchinari usurati e finiva sulla carta che proteggeva le lamine d’acciaio, provocando un incendio. Ancora più grave è il fatto che il telefono d’emergenza, quello che avrebbe dovuto far scattare immediatamente l’allarme in tutta la fabbrica e chiamare vigili del fuoco e ambulanza, aveva la pila rotta. Sono elementi che fanno capire quanto la parola “fatalità” possa essere inappropriata.
Anche il caso di Marcinelle racconta una responsabilità che non può essere liquidata semplicemente come fatalità.
Infatti. Nel processo venne condannato soltanto l’ingegnere belga Calicis, che peraltro era sceso personalmente nella miniera per cercare di salvare i lavoratori. Il direttore dei lavori e i proprietari furono assolti. È una vicenda che ancora oggi pone interrogativi molto forti.
Il teatro può diventare uno strumento importante per raccontare queste storie?
Sì, perché il teatro può affrontarle senza trasformarle necessariamente in intrattenimento. Quando queste vicende arrivano in televisione, a volte vengono riempite di retorica o trasformate in storie d’amore per renderle più gradevoli. Io credo invece che siano storie così potenti da non avere bisogno di essere abbellite: devono scuotere. Non ho la presunzione di voler educare nessuno, ma penso che raccontare queste vicende nel modo più autentico possibile sia una forma di rispetto.
C’è anche un aspetto umano che emerge dal racconto del mondo del lavoro.
Certamente. Mi emoziona il rapporto di amicizia che nasce tra gli operai e il legame con il proprio luogo di lavoro. Nonostante le difficoltà e la fatica, quel luogo diventa parte della propria vita, perché rappresenta il sostentamento e la quotidianità. Sono aspetti umani che spesso vengono dimenticati quando si parla soltanto di numeri e statistiche.
Che reazione avete avuto dal pubblico, soprattutto dai ragazzi?
Tre anni fa i ragazzi si sono emozionati molto. È anche per questo che ho deciso di riprendere lo spettacolo: dura circa cinquanta minuti, è di facile fruizione e permette di affrontare questi temi senza appesantire il pubblico. Ringrazio quindi il Festival Percorsi Teatrali e Stefano Ledda per avermi voluto nuovamente a Santulussurgiu. È il terzo anno di collaborazione e ne sono particolarmente felice.
Qui l’intervista a Radio Kalaritana
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