Lavoro

Crisi industriale nel Sulcis: notte fonda per gli stabilimenti di Portovesme Fiom, Fsm-Cisl e Uilm in un comunicato congiunto denunciano le responsabilità della politica

Lo stabilmento sider Alloys; in alto Renato Tocco

Continuano i problemi dell’industria nel Sulcis, dove le organizzazioni sindacali Fiom, Fsm-Cisl e Uilm, hanno diffuso un comunicato congiunto per esprimere vicinanza ai lavoratori e denunciare le responsabilità della politica «che – ha sottolinea Renato Tocco della Uilm ai microfoni di Radio Kalaritana – non ha mantenuto gli impegni. Parliamo di impegni precisi che non sono stati rispettati. A partire dal Ministero: il 17 settembre 2025 il ministro Adolfo Urso aveva assunto un impegno chiaro sulla vertenza ex Alcoa, legata all’alluminio primario, dichiarato strategico per l’Italia. Aveva promesso la riconvocazione di un tavolo a dicembre, con soluzioni già definite anche alla luce dell’interesse di una multinazionale. Ma quel tavolo non è mai stato convocato e, di fatto, non si è arrivati a nessuna soluzione.

Eppure a dicembre erano arrivate rassicurazioni anche sul territorio.

Esatto. Il 27 dicembre, a Portovesme, lo stesso ministro insieme alla Regione Sardegna dichiarava: “non lasceremo indietro nessuno”. Ma nei fatti è successo il contrario: si è fermata la produzione di piombo e zinco e si sono persi molti posti di lavoro. Tante parole, ma nessun risultato concreto.

La situazione per i lavoratori oggi quale è?

È drammatica. Parliamo di oltre 300 lavoratori, in gran parte ex-Alcoa, che sono in mobilità e senza reddito da gennaio. Parliamo di 317 persone che non hanno percepito un euro. C’era un impegno della Regione a erogare un’integrazione entro metà marzo, ma siamo a fine mese e non è arrivato nulla. Sono famiglie completamente scoperte, senza alcuna entrata.

C’è anche il tema degli ammortizzatori sociali e delle risorse disponibili…

Sì, ed è un’altra grande preoccupazione. Il governo ha stanziato 100 milioni per le aree di crisi complesse, ma temiamo che non siano sufficienti. Le aziende in difficoltà stanno aumentando e sempre più lavoratori necessitano di ammortizzatori sociali. Il rischio concreto è che le risorse non bastino a coprire tutti.

Cosa chiedete, quindi, alla politica?

Chiediamo semplicemente il rispetto degli impegni presi. Qui non parliamo di numeri, ma di persone, di famiglie che non sanno come arrivare a fine giornata. Quando si prendono degli impegni istituzionali, questi devono essere mantenuti.

Quali saranno le prossime iniziative dei sindacati?

Abbiamo già avviato assemblee con i lavoratori a Portovesme e continueremo anche negli altri siti, come la centrale Enel. Stiamo lavorando per organizzare un’assemblea pubblica nel Sulcis coinvolgendo le strutture nazionali. Se non arriveranno risposte concrete, siamo pronti a mobilitarci e a portare i lavoratori a Roma.

Un’ultima domanda: qual è oggi il sentimento prevalente tra i lavoratori?

C’è grande preoccupazione e anche tanta rabbia. Ma soprattutto c’è disperazione: persone che da mesi non hanno reddito e non vedono prospettive. Il territorio è già in forte difficoltà, e questa situazione sta peggiorando ulteriormente un contesto già fragile.

Qui l’intervista audio andata in onda su Radio Kalaritana.

https://studio.youtube.com/video/ZBMv_iMTVo0/edit

 


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