L'emergenza

Dermatite nodulare bovina, al via la campagna vaccinale in Sardegna: 300mila dosi contro i focolai Gli allevatori chiedono lo sblocco delle movimentazioni: «Stop indiscriminato penalizza il comparto»

Parte oggi la nuova campagna vaccinale contro la dermatite nodulare bovina in Sardegna, dopo i focolai accertati nelle scorse settimane nel Sud dell’isola.

Sono 300mila le dosi messe a disposizione dei servizi veterinari delle Asl, che verranno somministrate negli allevamenti su tutto il territorio regionale nell’ambito del piano obbligatorio predisposto dall’assessorato della Sanità, con il supporto dell’Istituto zooprofilattico e la collaborazione delle associazioni di categoria.

Il tema è stato al centro del «tavolo verde» convocato a Cagliari dall’assessore regionale dell’Agricoltura, Francesco Agus, con i rappresentanti di Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri. Obiettivo dell’incontro: fare il punto sull’emergenza e rispondere alle crescenti preoccupazioni degli allevatori.

«La Regione si è fatta trovare pronta e siamo convinti di coprire in brevissimo tempo l’intera popolazione bovina», ha dichiarato Agus a margine della riunione. Ma, nonostante l’avvio della campagna vaccinale, resta alta la tensione nel comparto per il blocco totale delle movimentazioni del bestiame.

«Gli allevatori hanno fatto tutto quello che dovevano fare — sottolinea Luca Saba, direttore di Coldiretti Sardegna —. In sei mesi abbiamo vaccinato il 99% delle aziende e il 97% dei capi. Ora pretendiamo che le autorità sanitarie sblocchino immediatamente le movimentazioni al di fuori della zona di sorveglianza, cioè oltre i 50 chilometri».

Sulla stessa linea anche Cia Agricoltori Italiani Sardegna: «Siamo fortemente contrari a un blocco indiscriminato — affermano il presidente Michele Orecchioni e il direttore Alessandro Vacca —. Non possiamo accettare che gli allevatori sardi siano discriminati e trattati in maniera diversa rispetto a quelli delle altre regioni».

Secondo Confagricoltura, non ci sarebbero oggi elementi per giustificare restrizioni così estese. «Non ci sono indicazioni di rischi particolari al di fuori dei casi già segnalati — osserva il presidente Stefano Taras —. È auspicabile una rapida ripresa delle movimentazioni, anche perché si registra già un eccesso di offerta di ristalli nell’isola, con conseguente calo dei prezzi». Una posizione ribadita anche dal presidente Giuseppe Patteri: «Lo stop totale non ha senso: i casi sono localizzati nel Sud, gli altri allevamenti devono poter operare».

Il via libera alla revoca delle restrizioni spetta al ministero della Salute. Sul punto Agus è netto: «Come Regione pretendiamo di essere considerati al pari delle altre. Sarebbe irragionevole applicare alla Sardegna misure più restrittive rispetto al resto d’Italia. Da parte nostra stiamo rispettando tutti gli adempimenti, dalle vaccinazioni alle misure di contenimento».

Proprio su queste ultime è attesa a breve un’ordinanza dell’assessorato dell’Ambiente, che introdurrà nuove azioni per contrastare la diffusione dell’insetto vettore della malattia. «Sarà previsto un ruolo attivo delle Province — anticipa Agus — con la possibilità di intervenire non solo nelle aree pubbliche ma anche nei terreni privati».

Nel frattempo, la campagna vaccinale rappresenta il principale strumento per arginare l’emergenza e rassicurare un comparto chiave dell’economia agricola sarda, oggi alle prese con un equilibrio sempre più fragile tra sicurezza sanitaria e sostenibilità economica


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