Anniversari

Don Gianni Zuncheddu: «Sessant’anni di sacerdozio, sempre sulla barca del Signore» Un cammino tra servizio pastorale e giustizia ecclesiastica, fino alla cura della piccola comunità di Seuni

Sessant’anni di ministero sacerdotale rappresentano una tappa di grande significato umano e spirituale. Don Gianni Zuncheddu ripercorre il giorno dell’ordinazione e le esperienze che hanno segnato il suo cammino, dal servizio pastorale alla giustizia ecclesiastica, fino alla cura della piccola comunità di Seuni.

«Era una giornata calda – racconta ai microfoni di Radio Kalaritana – come spesso accade ai primi di luglio, ma sinceramente il caldo passava in secondo piano. Tutta la nostra attenzione era rivolta all’altare e all’Arcivescovo ordinante. Eravamo completamente coinvolti da ciò che stavamo vivendo e dall’attesa di quel momento così importante.

A sessant’anni di distanza, quali sentimenti riaffiorano avvicinandosi all’anniversario dell’ordinazione?

Il 3 luglio rimane ogni anno una data molto attesa. È soprattutto un’occasione per ringraziare il Signore per il tempo che mi ha donato e per la grazia con cui ha accompagnato il mio ministero. Mi sono sempre considerato uno strumento nelle sue mani. Se qualcosa di buono è stato realizzato nella mia vita sacerdotale, è stato perché il Signore era con me. Mi piace pensare alla pagina evangelica della tempesta sedata: in questi sessant’anni mi sono sentito sempre nella stessa barca con Cristo, sia quando sembrava dormire durante la tempesta, sia quando si alzava per riportare la pace. È questa la fiducia che ha sostenuto tutto il mio ministero.

Da alcuni anni è guida spirituale della comunità di Seuni, nel territorio di Selegas. Che esperienza è quella di una piccola realtà come questa?

È una comunità molto piccola: oggi conta poco più di cento abitanti, mentre le pecore sono quasi tremila. Questo dato fa sorridere, ma richiama anche un’immagine molto cara a Ppapa Francesco, quella del sacerdote chiamato a stare vicino al suo gregge, fino ad assumere “l’odore delle pecore”. Seuni è un borgo che vive le difficoltà dello spopolamento. Molte case sono ormai disabitate, anche se qualcuno sta tornando a viverci. In questo contesto il ministero sacerdotale assume ancora di più il significato della vicinanza, dell’ascolto e della presenza quotidiana accanto alle persone.

Accanto all’impegno pastorale continua anche il suo servizio nel Tribunale Ecclesiastico.

Sì. Attualmente svolgo il compito di vicario giudiziale aggiunto del Tribunale Ecclesiastico Metropolitano d’Appello, dopo aver dedicato oltre trentacinque anni al Tribunale Ecclesiastico Regionale della Sardegna, dove ho ricoperto diversi incarichi, come giudice istruttore e giudice delle cause. Ho avuto la fortuna di collaborare con diversi presidenti del Tribunale e di vivere da vicino anche la riforma voluta da papa Francesco, che ha ridisegnato l’organizzazione dei tribunali ecclesiastici. È un servizio che continuo a svolgere con convinzione.

Negli ultimi anni, però, è cambiato anche il contesto nel quale opera la giustizia ecclesiastica.

Sì, la realtà della famiglia è profondamente mutata. Oggi assistiamo a una crescente fragilità dei legami familiari e molte coppie scelgono percorsi diversi rispetto al matrimonio cristiano. È una situazione che interpella la Chiesa e richiede grande attenzione pastorale, oltre che giuridica. Anche in questo ambito il nostro compito resta quello di accompagnare le persone con verità, giustizia e misericordia.


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