
L’infografica dell’Aes
A circa dieci anni dall’ultimo rapporto, il quadro dell’editoria sarda evidenzia un comparto in difficoltà, alle prese con una riduzione di occupazione, produzione e vendite. Il report preliminare elaborato dall’Ufficio Studi dell’Associazione Editori Sardi (AES), in attesa dell’analisi completa prevista per l’autunno, fotografa tuttavia una realtà ancora vitale, capace di resistere nonostante le difficoltà del mercato.
Il fatturato complessivo annuo si attesta oggi intorno ai 4 milioni di euro, contro i 5,4 milioni rilevati nel 2017. Negli ultimi dieci anni è diminuito del 10% anche il numero degli editori attivi con continuità, mentre la produzione media è scesa del 15%. Le tirature hanno registrato una contrazione del 30%, passando mediamente da 700 a 500 copie, e il fatturato medio delle aziende è calato del 20% negli ultimi otto anni. Dimezzata anche la forza lavoro, con una media di un dipendente per casa editrice rispetto ai due precedenti.
Nonostante i numeri, l’editoria isolana continua a pubblicare circa 280 novità ogni anno, su un catalogo storico che supera i 6 mila titoli, dando lavoro complessivamente a poco meno di 300 persone tra addetti diretti ed esterni. A trainare il settore sono soprattutto le piccole case editrici con cataloghi specialistici e consolidati.
Per l’AES è però necessario cambiare passo. La presidente Simonetta Castia chiede una nuova legge regionale, risorse adeguate e una programmazione costruita insieme alle imprese editoriali. L’associazione giudica positivamente la Fiera regionale dell’Editoria Sarda di Nuoro e auspica che l’appuntamento possa diventare strutturale.
L’obiettivo, sottolinea l’AES, è riconoscere al libro non solo un valore economico, ma anche quello di infrastruttura culturale capace di custodire e trasmettere memoria, ricerca e identità della Sardegna.
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