
Il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini
L’aumento dei costi energetici e dei fattori produttivi legati al conflitto in Iran pesa in maniera sempre più significativa sulle aziende agricole italiane.
A lanciare l’allarme è stato il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, intervenuto a Cagliari in occasione dell’assemblea generale dell’organizzazione, che ha riunito oltre tremila agricoltori sardi alla presenza del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida.
Secondo Coldiretti, in appena due mesi ogni azienda agricola ha registrato un aggravio medio di circa 3.600 euro, effetto diretto dei rincari energetici e dell’impennata dei costi di produzione.
«Gli scontri bellici hanno aggravato una situazione già molto delicata per i nostri imprenditori», ha spiegato Prandini a margine dell’incontro. «Abbiamo avuto un aumento dei fertilizzanti del 100% rispetto a un anno fa e un incremento considerevole del gasolio agricolo utilizzato in tutte le fasi di lavorazione, oltre alle ripercussioni sul settore della pesca, di cui si parla sempre troppo poco».
Il tema assume un peso particolare in Sardegna, dove viene allevata circa la metà delle pecore italiane e dove si produce il latte destinato a eccellenze agroalimentari come il Pecorino Romano DOP.
Secondo l’analisi elaborata da Divulga, i rincari aggiuntivi oscillano dai 40 centesimi a tonnellata per il latte bovino fino ai 95 euro a tonnellata per quello ovino. A questi si aggiungono i costi dell’alimentazione animale, con aumenti stimati fino a 200 euro in più per ettaro per mais e cereali, oltre ai rincari di energia e fertilizzanti.
Particolarmente pesante il balzo registrato dai fertilizzanti: l’urea ha raggiunto quota 870 euro a tonnellata contro i 470 euro dello scorso maggio, con un incremento dell’85%, mentre il nitrato ammonico è passato da 369 a 510 euro a tonnellata (+38%), secondo l’analisi Coldiretti su dati della Camera di commercio di Torino.
Torna a salire anche il prezzo del gasolio agricolo, attestato ora a 1,42 euro al litro contro gli 85 centesimi di inizio anno. Una dinamica che rischia di incidere pesantemente sulla sostenibilità economica delle aziende agricole e zootecniche, soprattutto in assenza di una tregua nel conflitto internazionale.
Coldiretti avverte che, qualora la crisi dovesse protrarsi, per le aziende più strutturate il conto potrebbe arrivare a decine di migliaia di euro, mettendo ulteriormente sotto pressione un comparto già alle prese con margini ridotti e forti difficoltà produttive.
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