
Un momento delle proteste sul silo dello stabilimento Eurallumina di Portovesme degli scorsi mesi
Il 23 ottobre prossimo il MIMIT tornerà a riunirsi per decidere il futuro di Eurallumina, l’azienda controllata dalla russa RUSAL che ancora non conosce il suo futuro e rischia al momento l’insolvenza. Il tavolo del 13 ottobre – che non ha visto la partecipazione dei sindacati – si è concluso con un nuovo rinvio che alimenta l’incertezza sul domani e che ha scatenato l’indignazione delle segreterie territoriali dei comparti chimici dei sindacati CGIL, CISL e UIL e dell’RSA dello stabilimento.
«Si discute del futuro dei lavoratori senza di loro – si legge in un comunicato firmato dai sindacati e dall’RSA – In quella sede tutti hanno dovuto prendere atto di ciò che denunciamo da mesi: le risorse per la gestione dello stabilimento sono terminate». «La liquidità residua – denunciano i sindacati – è ridotta al lumicino e le obbligazioni aziendali non sono più garantite. Il Consiglio di Amministrazione dell’Eurallumina, con una formale diffida, ha già messo nero su bianco che in assenza di interventi dovrà valutare i presupposti previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, un percorso che a quel punto diventerebbe inevitabile. Non è più un rischio da scongiurare né un allarme: è il conto alla rovescia. Eppure anche il 13 ottobre si è chiuso senza decisioni. Prima c’erano stati i 9,6 milioni annunciati a dicembre 2025, erogati solo in parte; poi il tavolo del 15 settembre, chiuso con un nulla di fatto e con l’ipotesi fumosa di un’amministrazione con commissario ad hoc». La situazione è critica, non solo per i posti di lavoro che andrebbero persi e gli effetti sociali che la chiusura definitiva dello stabilimento avrebbe, ma anche per i rischi ambientali connessi. «Le risorse non servono “solo” a mettere in sicurezza il salario dei lavoratori: sono la condizione stessa per la messa in sicurezza del sito. Un presidio ambientale che si ferma, a Portovesme, significa esporre il territorio al rischio concreto di un disastro ambientale», si legge nella nota che si conclude con richieste chiare. «Chiediamo perciò che il 23 ottobre si decida l’immediata erogazione delle risorse dovute alla copertura della gestione operativa dello stabilimento fino a fine anno e comunque per tutto il tempo necessario alla risoluzione di una situazione determinata dal Governo italiano. Lo stanziamento di tali risorse è il presupposto indispensabile al prosieguo di un percorso certo e formalizzato verso la soluzione strutturale della vertenza. Se da Roma arriveranno ancora rinvii e promesse – affermano i sindacati – la responsabilità di ciò che accadrà ai lavoratori, alle loro famiglie e all’ambiente del Sulcis avrà un nome e un indirizzo precisi. In questa vertenza c’è chi decide e chi paga: finora Roma ha deciso di non decidere, e hanno pagato i lavoratori. I lavoratori dell’Eurallumina hanno dimostrato da sempre senso di responsabilità e fin troppa pazienza. Quella pazienza oggi è pressoché esaurita».
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