
Si intitola «Fare del mondo una sola famiglia umana», l’incontro in programma sabato nell’Istituto Saveriano di via Sulcis a Cagliari. «L’incontro – ha detto ai microfoni di Radio Kalaritana padre Sergio Cambiganu – nasce dal desiderio di far conoscere meglio la nostra realtà missionaria. Siamo presenti in diverse parrocchie, ma spesso il carisma missionario non è molto conosciuto. Per questo vorremmo farci conoscere non solo nella diocesi, ma anche, quando possibile, in diverse parti della Sardegna. Il nostro impegno è quello di portare a tutti la consapevolezza dell’amore di Dio per ogni persona. Il titolo dell’incontro riprende una frase del nostro fondatore, san Guido Maria Conforti, vescovo di Parma, che desiderava vivere in missione, ma per motivi di salute non poté farlo e fondò così l’Istituto Saveriano per inviare missionari nel mondo.
Come sarà strutturata la giornata?
L’incontro è aperto a tutti e si svolgerà nella nostra sede, in via Sulcis 5 a circa cinquanta metri dalla chiesa di San Massimiliano Kolbe. L’appuntamento è dalle 17 alle 18.30. La riflessione sarà articolata in due momenti. Partiremo dal tema “Fare del mondo una sola famiglia”, collegandolo anche alle parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni: “un solo gregge e un solo pastore”. Da qui si svilupperà una riflessione sulla vita familiare come immagine della comunità umana.
Quali temi affronterete in particolare?
Parleremo innanzitutto dell’amore, che è il fondamento di ogni famiglia. Da qui nasceranno altri spunti: l’accoglienza reciproca, la capacità di riconoscere il bene negli altri, il perdono, e la volontà di costruire relazioni positive e costruttive. Sono temi molto importanti, soprattutto nel tempo che stiamo vivendo, segnato da conflitti e divisioni. È necessario riscoprire la dimensione missionaria della Chiesa e della vita cristiana.
Qual è oggi il ruolo dei missionari saveriani?
Il nostro è soprattutto un lavoro di animazione missionaria. Vogliamo far conoscere ciò che anche il Concilio Vaticano II ha ribadito: la Chiesa è per sua natura missionaria. Abbiamo ricevuto un dono grande, l’amore di Dio rivelato in Gesù Cristo, e desideriamo condividerlo con tutti. Essere missionari significa anche aiutare ogni cristiano a vivere la propria fede in modo autenticamente missionario nella vita quotidiana.
La vostra esperienza è anche internazionale. Cosa racconta questa dimensione?
Siamo cinque sacerdoti e abbiamo vissuto in diversi Paesi del mondo: Congo, Camerun, Filippine. Io personalmente sono stato in Burundi. L’ultimo arrivato nella comunità è padre Azist, sacerdote indonesiano, ordinato lo scorso agosto nel suo Paese. Ha studiato teologia a Parma con i Saveriani e parla molto bene l’italiano. Oggi si occupa in particolare del rapporto con i giovani, per offrire loro la possibilità di vivere esperienze missionarie, sia come laici sia, per chi lo sente, anche come vocazione.
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