L'intervista

Il turista passa, il cammino continua Il valore degli eventi nella pastorale del turismo: parla don Marcello Loi, direttore del'Ufficio diocesano

La settimana che porta al 15 agosto, giornata clou dell’estate, può diventare oggetto di riflessione sulla pastorale del turismo.

Don Marcello Loi, guida l’ufficio diocesano.

La pastorale del turismo vive di eventi e iniziative legate al tempo delle vacanze. Come fare perché questi momenti non rimangano esperienze isolate, ma entrino nel cammino di fede delle persone?

La pastorale del turismo appare strutturalmente fragile: dispone di poco tempo, non sempre giunge a conoscere le persone, non può costruire facilmente appartenenze stabili e quasi mai potrà verificare i frutti delle proprie iniziative. Ma proprio questa debolezza può diventare evangelicamente feconda, perché costringe a riscoprire la logica della semina e del seminatore. La parrocchia “turistica” accompagna soltanto un tratto della strada delle persone: accoglie senza trattenere, propone senza possedere, cerca di seminare senza pretendere di raccogliere. Ogni evento, in questo senso, è sempre un momento di semina.

Un evento vissuto durante il tempo della vacanza può diventare un momento significativo nel cammino di fede di una persona?

C’è anzitutto un dato di fatto: i cammini di fede non si sviluppano interamente nell’ambito della parrocchia a vocazione turistica, che non li conosce fino in fondo e non può certamente controllarli. Per certi versi gli eventi proposti possono apparire episodici, isolati, slegati tra loro; eppure, per le singole persone, possono costituire dei veri e propri kairói, tempi opportuni di incontro fecondo con Dio. Tornando nelle loro città d’origine, i nostri ospiti potranno dare inizio a un cammino di fede o riprenderlo con maggiore slancio, dopo averlo magari momentaneamente interrotto nel tempo delle ferie. Oppure potranno semplicemente conservare il ricordo di una bella esperienza, capace di riaffiorare in tempi e momenti che lasciamo al Signore il compito di condurre.

Qual è la parola decisiva della pastorale del turismo?

Direi ospitalità. Il turista non è semplicemente un cliente del territorio, tanto meno può essere considerato un utente di servizi religiosi: è un ospite. Nel nostro progetto pastorale l’accoglienza viene considerata la base stessa della pastorale turistica, perché è essa stessa Vangelo. Prima ancora di organizzare qualcosa, abbiamo chiara la missione di far percepire agli ospiti una comunità accogliente e disponibile all’incontro: una chiesa sempre aperta, una celebrazione curata, un sacerdote disponibile, una piazza vivibile nella quale residenti e ospiti possano incontrarsi in modo semplice e familiare.

Perché nella pastorale del turismo scegliete spesso linguaggi come l’arte, la musica e la convivialità, portandoli anche fuori dagli spazi tradizionalmente ecclesiali?

Proponiamo eventi sempre aperti a tutti, capaci di abbassare la soglia di accesso senza abbassare la qualità della proposta. Il Vangelo può essere offerto in tutta la sua profondità utilizzando linguaggi accessibili a tutti, come l’arte e la musica. Per alcuni una serata di arte, musica e Parola sarà semplicemente un’esperienza culturale piacevole; per altri sarà un incontro con la bellezza; per altri ancora potrà costituire un’esperienza spirituale e di preghiera. Anche la festa e i momenti conviviali diventano grandi occasioni per condividere le nostre tradizioni, la nostra cultura e la nostra fede.

Finora abbiamo parlato di ciò che questi eventi possono offrire ai turisti. Ma che cosa lasciano alla comunità che li organizza?

La pastorale del turismo finisce per trasformare anche la comunità che la pratica, perché la costringe a uscire dai propri schemi abituali, a creare relazioni nuove, a confrontarsi con culture differenti e a dialogare con gli altri soggetti che operano nel territorio. Avviene così un rovesciamento particolarmente fecondo: gli eventi pensati e accuratamente preparati per accogliere gli ospiti diventano, nello stesso tempo, occasioni di crescita umana, culturale e spirituale per la comunità residente. In questo senso, mentre la comunità cerca di accogliere ed evangelizza


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