
La guerra continua e si allarga ulteriormente. Nella mattinata di oggi, martedì 3 marzo, Israele ha dato il via libera all’avanzamento delle proprie truppe in Libano in posizioni strategiche nella parte meridionale del Paese, costringendo i soldati di Beirut a ritirarsi da alcuni punti della “Blue Line”. Un evoluzione che arriva dopo un’altra notte di bombardamenti su Teheran e dalla reazione iraniana che con i suoi armamenti ha colpito basi in Qatar, Kuwait e l’ambasciata statunitense in Arabia Saudita. Intanto, secondo i numeri della Mezzaluna Rossa, le vittime totali hanno superato quota 600.
Nelle scorse ore, il presidente statunitense Donald Trump ha affermato di non escludere un intervento militare con truppe sul terreno, oltre a confermare che il conflitto potrebbe durare almeno tra le quattro e le cinque settimane. Mentre la conferma del tentativo di attacco della base britannica di Akrotiri a Cipro da parte di Teheran ha fatto prendere una posizione più netta a Londra, ma soprattutto alla Francia, che ha deciso di fornire a Cipro sistemi anti-missile e anti-droni. A preoccupare però la comunità internazionale, sono anche gli effetti sull’approvigionamento energetico. La chiusura momentanea dello stretto di Hormuz – tratto da cui passa più di un quinto della produzione di petrolio e gas mondiale – annunciata dall’Iran ha fatto alzare drasticamente i prezzi del petrolio al barile e pone diversi interrogativi sugli effetti che potrebbero manifestarsi. A ciò si unisce la scelta dell’Arabia Saudita di fermare i lavori della propria raffineria di Ras Tanura e del Qatar di sospendere la produzione di gas naturale liquefatto dopo gli attacchi iraniani. Nel frattempo, resta la preoccupazione per il rientro dei cittadini italiani bloccati in diverse parti delle Monarchie del Golfo, tra cui almeno tredici cittadini isolani, al momento fermi al porto di Dubai nella nave da crociera Msc Euribia.
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