La danza come strumento per raccontare i luoghi, raccogliere memorie e costruire un dialogo con le comunità. È il filo conduttore delle “residenze artistiche” promosse da Tersicorea nell’ambito della rassegna “Corto in Danza” e nell’ambito del progetto “Rizomi”.
Dopo la prima esperienza realizzata a Cagliari nel rifugio Don Bosco, il progetto “Memo – Archivio Paese” è arrivato nei giorni scorsi a Ussaramanna, dove la compagnia La Bruma ha lavorato a stretto contatto con gli abitanti. Giorgia Gasparetto, co-direttrice artistica della compagnia, Nis Free Brander e Santo Pablo Krappman hanno raccolto racconti, ricordi e testimonianze, trasformandoli in gesti, danza e teatro-danza.
L’obiettivo è stato creare una sorta di capsula del tempo: un documentario capace di conservare la memoria della comunità e consegnarla alle generazioni future. Il video, una volta completato, sarà donato al Comune di Ussaramanna.
«Il progetto è un viaggio tra passato, presente e futuro», hanno spiegato gli artisti, sottolineando l’importanza dell’ascolto e dello scambio con gli abitanti. Un’esperienza che ha trovato una risposta positiva da parte della comunità, coinvolta anche negli appuntamenti pubblici della residenza.
Il percorso delle residenze artistiche prosegue ora a Carloforte, dall’11 al 25 settembre, con il progetto Rizomi e una nuova residenza della compagnia La Bruma. Il nuovo lavoro, intitolato ORME, sarà un cortometraggio dedicato ancora una volta al rapporto tra memoria, territorio e futuro.
La residenza sarà realizzata anche grazie alla collaborazione con Botti du Shcoggiu, realtà culturale profondamente radicata nell’isola. Gli artisti avranno quindici giorni per incontrare la comunità, conoscere il territorio e trasformare storie e suggestioni in una nuova creazione.
La restituzione pubblica di ORME è prevista per il 24 settembre a Carloforte. Saranno presenti anche gli abitanti di Ussaramanna, creando un ideale ponte tra le due esperienze.
Al centro del progetto resta una convinzione: l’arte può diventare uno spazio d’incontro capace di superare le distanze e valorizzare le differenze. In questa prospettiva, la Sardegna non è una periferia geografica, ma un centro culturale aperto al dialogo con l’Europa e con il mondo.
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