
Il tema dell’abitare ha sfondato la porta di casa del dibattito pubblico. Prezzi in aumento al metro quadro, affitti in rialzo con dinamiche sempre più stringenti, sia che si cerchi un appartamento o semplicemente una stanza. Famiglie e giovani coppie in primis, ma anche lavoratori e studenti si trovano davanti a una situazione che produce incertezza per il presente e dubbi per il futuro. La Sardegna non è esente dalle questioni su cui i cittadini di tutta Europa, ultimo caso quello spagnolo, chiedono risposte sempre più chiare. Questioni su cui le istituzioni comunali e quelle intermedie, come le Città metropolitane, oltre che la Regione, hanno però un margine di manovra ristretto. Dai Piani urbanistici comunali alla promozione dell’housing sociale, fino al nuovo impulso all’edilizia residenziale pubblica: gli strumenti esistono, ma il mercato tiene strette le redini di un contesto in cui l’ascesa dei costi la fa da padrone.
Accade anche a Uta, che dall’inizio degli anni Duemila ha visto continuamente aumentare i propri cittadini fino ad avvicinarsi a quota 9.000 abitanti, in controtendenza rispetto a gran parte del resto dell’isola colpita dallo spopolamento. Una cittadina che oggi osserva le prime evoluzioni sui prezzi. «La crescita degli ultimi anni – spiega Paolo Angioni, sindaco della cittadina — è dovuta al costo degli immobili, oltre che alla qualità della vita che cerchiamo di tenere alta grazie ai servizi offerti. Oggi, la differenza di costi con altri centri si sta assottigliando: il mercato immobiliare, quando qualcosa diventa appetibile, presenta prezzi diversi». L’effetto, così, è quello di rendere inevitabile una ripresa delle discussioni sulle politiche della casa. «L’edilizia popolare – continua Angioni — è fondamentale. La mancanza di immobili è un problema serio, lo abbiamo visto anche lontano dall’isola. Lo percepiamo anche nelle nostre comunità, dove è difficile anche per chi ha una busta paga trovare un affitto o comprare casa. La nostra amministrazione si è insediata da pochi mesi – precisa — ma abbiamo già predisposto un progetto per una richiesta di finanziamento perché l’edilizia residenziale pubblica possa avere nuovo sostegno anche nella nostra cittadina».
In altre realtà, lo sguardo si sposta anche sul social housing, ovvero l’offerta di alloggi a canone o prezzo calmierato. A Quartu Sant’Elena, nel progetto di riqualificazione delle ex Fornaci Picci, sarà questa tipologia di alloggi a offrire nuove opportunità ad anziani e famiglie quartesi. «Riteniamo che il social housing – afferma Graziano Milia, sindaco della città — sia la scelta migliore per il futuro. Il tema dell’abitare sconta molti ritardi. Dopo i grandi investimenti degli anni Sessanta e Settanta sull’edilizia popolare non c’è stato più interesse. Oggi occorre ripensarci, ma in maniera diversa perché la società è cambiata. Abbiamo una popolazione sempre più anziana e avremo per questo necessità di interventi che mettano insieme imprenditoria edile e associazioni di terzo settore per la gestione degli spazi». La coesistenza tra i molteplici attori interessati appare fondamentale in prospettiva. «Oggi ci sono nuove sofferenze – sottolinea Milia – e per questo c’è bisogno che tutti i soggetti interessati, pubblici, ma anche privati, entrino rapidamente in un’ottica diversa. Il Governo ha annunciato il nuovo Piano Casa, la Regione sta portando avanti interventi importanti per la manutenzione del patrimonio dell’edilizia popolare esistente, ma occorre sedersi tutti, privati compresi, e lavorare per trovare ulteriori soluzioni».
Oltre che sul presente, dunque, intervenire sul futuro resta una chiave fondamentale. L’azione passa così anche dai piani urbanistici comunali, come quello presentato a Cagliari negli scorsi mesi dopo una discussione che ha attraversato differenti consiliature, in cui Erp e social housing coesistono. «Osserviamo – aveva spiegato in un’intervista su Radio Kalaritana a dicembre scorso l’assessore all’Urbanistica del Comune di Cagliari Matteo Lecis Cocco Ortu — esigenze diverse. Per questo prevediamo un sistema nelle nuove aree di espansione presenti, disponga una quota del 10% dedicata al libero mercato, mentre il resto venga destinato a edilizia pubblica e housing sociale, declinata in diversi modi. Anche per farsi trovare pronti ai ragionamenti che vengono portati avanti nelle istituzioni europee». Una scelta che si unisce al progetto di housing sociale da 160 alloggi, che sorgerà a cavallo tra il quartiere Cep e il Quartiere Europeo del capoluogo. Passi importanti che segnano cambi di visione sul piano locale, ma che rischiano di non bastare guardando a un quadro più ampio che comprende un momentaneo mercato immobiliare a cui solo pochi sembrano poter partecipare e che appare ormai a un punto di non ritorno. Facendo del tema dell’abitare, una casa da cui non si può più scappare.
Matteo Cardia (Articolo pubblicato su Kalaritana Avvenire dell’11 ottobre)
Scopri di più da Kalaritana Media
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
