dianoia

La fragilità chiede cura, non abbandono

L’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV ribadisce con chiarezza quale sia la preoccupazione fondamentale della Chiesa nel rapporto con la storia e con le vicende politiche e istituzionali: custodire i valori della persona umana, immagine di Dio e fatta a sua somiglianza, salvaguardandone la dignità dentro le relazioni. La vita è il primo e più grande dono ricevuto dal Creatore e, accogliendola, ciascuno può proseguire il proprio cammino di bene, di verità, di giustizia e di amore. Per questo non esiste alcun diritto che possa prescindere dalla vita, che ne costituisce il presupposto e non può mai diventarne l’oggetto.

La Chiesa guarda quindi come un disvalore tutti i provvedimenti che negano alla vita il diritto alla propria dignità e alla propria cura. In questi giorni l’approvazione in Francia della legge che introduce il suicidio assistito e l’eutanasia ha suscitato il rammarico dei vescovi francesi. Ma il dato più significativo del loro intervento riguarda il rischio che questa legge possa alterare il modo in cui guardiamo la fragilità umana.

Secondo i vescovi, potrebbe cambiare il nostro rapporto con la vulnerabilità, la vecchiaia, la disabilità e la malattia; deteriorarsi il legame di fiducia tra le generazioni, tra gli operatori sanitari, i pazienti e le loro famiglie; compromettersi, in definitiva, lo sguardo della società sulla fragilità.

Ogni condizione di debolezza, invece, domanda cura, attenzione e accompagnamento. Significa alleviare il dolore, ricostruire relazioni di affetto familiari e sociali, aiutare ogni persona a vivere con dignità. Per questo i vescovi francesi invitano i cattolici, insieme alle famiglie, agli operatori sanitari, ai volontari e a tutti gli uomini di buona volontà, a distinguersi per un rinnovato impegno di protezione e di accompagnamento, capace di alleviare le sofferenze fisiche e psicologiche senza abbandonare nessuno, ma facendosi presenza fedele.

È un’espressione di grande bellezza. La malattia richiede da parte nostra una presenza fedele e amorevole, perché l’uomo non vuole morire: vuole amore, vuole vivere, vuole continuare a riconoscere un senso alla propria esistenza in ogni circostanza. Questo può avvenire solo attraverso la vicinanza concreta di uomini e donne che sappiano amare la vita in ogni suo passaggio.

Per questo i cattolici, insieme a tutti gli uomini di buona volontà, sono chiamati a distinguersi per un amore alla vita che diventa servizio, presenza e capacità di organizzare risposte concrete. Come ricordano i vescovi francesi, la grandezza di una società non consiste nel dare la morte ai più fragili o nel permettere loro di procurarsela, ma nell’accompagnarli con autentica fraternità fino alla fine. Perché Cristo è venuto affinché il mondo abbia la vita.

«Dianoia» può essere seguito ogni sabato su Radio Kalaritana alle 7.30, 15.30 e 18, letto sul sito Kalaritana Media e ogni domenica sull’inserto settimanale «Kalaritana Avvenire», disponibile nelle parrocchie e in tutte le edicole della Sardegna.

di Giuseppe Baturi 
+Arcivescovo


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