
In un tempo attraversato da tensioni internazionali, fragilità economiche e trasformazioni profonde del tessuto sociale, la Festa del lavoro del primo maggio assume un significato ancora più urgente. Non si tratta soltanto di una ricorrenza civile, ma di un’occasione per interrogarsi sul senso stesso del lavoro e sulla sua capacità di generare giustizia, dignità e pace. A richiamarlo è don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza episcopale italiana, a partire dal tema scelto dai Vescovi a livello nazionale per il 2026: «Il lavoro e l’edificazione della pace». Una prospettiva che invita a superare una visione riduttiva del lavoro, spesso confinata alla sola dimensione economica, per riscoprirne il valore umano e sociale. «Mai come in questo momento – osserva Bignami – sentiamo l’esigenza di fare scelte di pace. E allo stesso tempo verifichiamo amaramente che c’è un’economia che va sempre più verso la guerra, un’economia armata». Parole che fotografano una contraddizione evidente: mentre interi settori produttivi faticano e molte famiglie vivono situazioni di precarietà, cresce un’economia legata agli armamenti e ai conflitti.
L’articolo completo domani, domenica 3 maggio, si troverà su Kalaritana Avvenire, in edicola insieme al quotidiano Avvenire in tutta la Sardegna
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