
Duecentotrentuno pagine, cinque capitoli e duecentoquarantacinque paragrafi totali, in cui a tornare il più delle volte sono la parola “dignità” e l’espressione “bene comune”. Questi i primi “dati” della prima enciclica di Papa Leone XIV che nella mattinata di oggi, lunedì 25 maggio, ha presentato dall’Aula Nuova del Sinodo, Magnifica Humanitas.
«Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore», si legge tra le pagine dell’Enciclica, dove il Pontefice afferma anche come «la magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte a una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme». Il punto di riferimento è Leone XIII, che con la Rerum Novarum ha dato “nuovo impulso” alla dottrina sociale della Chiesa, chiamata oggi a confrontarsi con il fatto che «la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e la robotica stanno trasformando il mondo». Tra le pagine, Papa Leone torna su temi più volte toccati durante il suo primo anno di pontificato, a partire dal rapporto tra AI, guerra ed economia. «Oggi ci troviamo dinanzi a una situazione nuova, in cui la potenza e la pervasività delle tecnologie emergenti si innestano nella trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull’immaginario collettivo: le nuove tecnologie aprono un orizzonte esteso in direzioni che, seppur intuibili, non possiamo ancora pienamente prevedere. Ciò rende più complesso valutarne l’impatto e gli effetti a lungo termine sulla dignità delle persone e sul bene comune». Non bastano, dunque, solo gli strumenti normativi adeguati per contenere le distorsioni del potere tecnologico, ma occorre «domandarci con realismo chi oggi detenga questo potere e a quali fini lo orienti», complice il fatto che non sono più gli Stati a governare i fenomeni di innovazione ma attiru privati con risorse spesso maggiori rispetto a quelle dei governi. «Il potere tecnologico assume così un volto inedito, prevalentemente ‘privato’, e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune». L’enciclica guarda però anche ad altri temi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa, dalla difesa della vita ai migranti, passando per le disuguaglianze sociali e quello che il pontefice chiama “esame di coscienza” per la Chiesa di fronte alle sue problematiche, a partire da quella degli abusi.
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