
In queste settimane stiamo seguendo il Campionato mondiale di calcio per club. L’assenza di una squadra italiana ci permette forse di guardare le partite con maggiore distacco, ma non diminuisce il valore di un evento sportivo che coinvolge milioni di persone e offre l’occasione per riflettere sul significato dello sport, praticato dai ragazzi, dagli adulti e dai grandi professionisti.
Pochi sanno che il celebre motto delle Olimpiadi moderne – Citius, Altius, Fortius – si deve al domenicano Henri Didon, ispirato anche dal pensiero di San Tommaso d’Aquino. A quelle tre parole, recentemente, se n’è aggiunta una quarta: Communiter, «insieme», frutto del dialogo tra il Comitato Olimpico Internazionale e la Santa Sede. Più veloce, più in alto, più forte, ma insieme: una sintesi che esprime bene il senso autentico dello sport.
Richiamando il messaggio di Papa Leone XIV per il Giubileo dello Sport, emergono tre aspetti particolarmente significativi. Il primo è che lo sport ci educa a vivere insieme. In una società segnata dalla solitudine e dall’individualismo, ci ricorda che ogni impresa personale acquista significato dentro una comunità. Si gioca con gli altri e anche per gli altri. La gioia di una vittoria o il dolore di una sconfitta diventano patrimonio condiviso di un popolo e rafforzano i legami tra persone, comunità e generazioni.
Il secondo riguarda il rapporto con il corpo. In un tempo che rischia di rifugiarsi nel mondo virtuale, lo sport ci restituisce il senso della concretezza: fatica, impegno, tempo, spazio, relazione con la natura e con gli altri. Non abbiamo semplicemente un corpo: siamo un corpo, attraverso il quale esprimiamo la nostra persona e impariamo a conoscere noi stessi.
Infine, lo sport insegna anche a perdere. In una cultura che esalta soltanto il successo, ricorda che il limite non è una sconfitta definitiva, ma il punto da cui ripartire. I campioni non sono macchine infallibili: conoscono l’errore, la fatica e le lacrime. Proprio questa esperienza rende possibile una speranza realistica e aiuta a crescere nella propria umanità.
Per questo lo sport diventa una vera scuola di vita: insegna a competere senza umiliare l’avversario, a combattere senza odio, a condividere la gioia e la fatica, trasformando ogni gara in un’occasione di incontro con gli altri e con se stessi.
di Giuseppe Baturi
+Arcivescovo

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