
Con la Messa in Coena Domini, celebrata questa sera nella Cattedrale di Cagliari, ha avuto inizio il Triduo pasquale, cuore dell’anno liturgico. A presiedere la celebrazione è stato l’Arcivescovo, monsignor Giuseppe Baturi.
La liturgia del Giovedì Santo fa memoria dell’Ultima Cena del Signore, nella quale Gesù consegna alla Chiesa il dono dell’Eucaristia e istituisce il sacerdozio ministeriale, lasciando ai discepoli il comandamento dell’amore. Un mistero che unisce in modo profondo culto e vita, fede e carità.
Durante la celebrazione ha avuto luogo anche il rito della lavanda dei piedi, segno eloquente del servizio e dell’amore gratuito che Cristo affida ai suoi discepoli.
Nell’omelia, l’Arcivescovo ha richiamato il contesto drammatico della notte in cui Gesù si consegna: «È una notte non dissimile da certe nostre notti: la notte della guerra, dell’odio, dell’invidia; la notte dello smarrimento, il momento in cui non si comprende e non si sa verso dove camminare». Una notte segnata dal tradimento, dalla paura e dall’abbandono, nella quale tuttavia si manifesta pienamente il mistero di Dio.
«Gesù, invece, affronta quella notte amando fino alla fine», ha sottolineato, indicando come proprio nell’oscurità si accenda la luce della salvezza. «Un Dio che è amore può essere glorificato solo nell’amore: un amore divino, senza limiti, fino alla fine, senza condizioni».
Il cuore della celebrazione è così rivelato come il dono totale di sé, che diventa criterio della vita cristiana: «Amare significa dire: tu sei un bene, la tua vita è preziosa ed è bene che tu sia». Un amore che si esprime nel servizio, reso visibile nel gesto della lavanda dei piedi, che Gesù compie anche verso Giuda, segno di un amore che non esclude nessuno.
Richiamando il significato del gesto, l’Arcivescovo ha evidenziato come Cristo «si china su piedi che sono sporchi perché camminano», per purificare il cammino dell’uomo e insegnare una nuova misura delle relazioni: quella della carità reciproca.
Di fronte al mistero della morte, Gesù lascia alla Chiesa il segno decisivo: «La sua carità, nel gesto e nel sacramento eucaristico; e la carità vicendevole: “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”». È in questo amore, ha ricordato l’Arcivescovo, che la morte viene vinta.
Un invito, quindi, a lasciarsi amare senza riserve, anche nelle zone più fragili e oscure della propria vita: «Lasciamo allora che Gesù ci ami in ciò che abbiamo di più nascosto: nei nostri “piedi”, in ciò che è più oscuro nella nostra coscienza». Solo accogliendo questo amore, ha concluso, la vita può essere purificata e resa pienamente luminosa.
Al termine della celebrazione, il Santissimo Sacramento è stato portato solennemente all’altare della reposizione, dove i fedeli sono invitati a sostare in adorazione, accompagnando il Signore nel mistero della sua passione.
Con questa liturgia si apre il cammino verso la Pasqua, che proseguirà domani con la celebrazione della Passione del Signore e culminerà nella Veglia pasquale.
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