IMMIGRAZIONE

Minori stranieri non accompagnati, le sfide dell’accoglienza in Sardegna La garante regionale Anna Cau: servono strutture dedicate, personale qualificato e percorsi rapidi per tutela, integrazione e autonomia

 

Sono numerosi anche in Sardegna i minori stranieri non accompagnati che arrivano sull’Isola senza genitori o adulti di riferimento. Un fenomeno che mette alla prova il sistema dell’accoglienza e dell’integrazione.

A richiamare l’attenzione sulle criticità è la garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Sardegna, Anna Cau. La prima accoglienza dovrebbe garantire identificazione, accertamento dell’età e raccolta delle informazioni necessarie a costruire, in tempi rapidi, un percorso adeguato per ogni minore.

In Sardegna, però, mancano strutture pubbliche dedicate e le procedure possono prolungarsi, lasciando i ragazzi più a lungo nei centri di prima accoglienza e rendendo più difficile instaurare un rapporto di fiducia con le istituzioni.

La garante chiede quindi di rafforzare il sistema con strutture adeguate, personale qualificato e percorsi rapidi di scuola, formazione, lavoro e assistenza sanitaria. Tra le criticità anche il centro di Monastir, destinato principalmente agli adulti, dove possono essere accolti temporaneamente minori dai 16 anni in assenza di posti nelle strutture dedicate.

Resta infine centrale il ruolo dei tutori volontari, il cui numero in Sardegna non è ancora sufficiente. “Una figura indispensabile – sottolinea Cau – per ascoltare il minore e verificare che i suoi diritti siano effettivamente garantiti”.


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