Economia

Mobile e arredo, il comparto sardo resiste ma soffre carenza di personale e calo dell’export Confartigianato: nell’Isola quasi 900 imprese e 419 milioni di valore aggiunto

Un settore che continua a rappresentare una delle eccellenze dell’artigianato sardo, ma che oggi deve fare i conti con difficoltà sempre più evidenti: mancanza di personale qualificato, export in frenata e accesso al credito sempre più complicato. È il quadro tracciato dal nuovo rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna dedicato alla filiera del legno-arredo nell’Isola.

Secondo i dati dell’associazione, il comparto dell’arredamento per casa e ufficio genera in Sardegna un valore aggiunto pari a 419 milioni di euro, incidendo per l’1,2% sull’economia regionale. A sostenere il settore sono 856 imprese, di cui 720 artigiane, che occupano complessivamente 2.156 addetti.

Nel dettaglio, 748 aziende operano nel settore del legno, mentre 108 si occupano di arredo. Tra falegnami, tappezzieri, produttori di complementi d’arredo e lavoratori del sughero, il sistema produttivo continua a mantenere una forte identità territoriale e artigianale.

La concentrazione maggiore di imprese si registra nel Nord Sardegna, tra Sassari e Gallura, dove si contano 355 attività e quasi mille addetti. Seguono il Sud Sardegna con 151 imprese e l’area metropolitana di Cagliari con 134 realtà produttive. Nuoro, invece, si distingue per la presenza di imprese guidate da giovani under 35 e da imprenditori stranieri, segnali considerati positivi per il ricambio generazionale e l’innovazione del comparto.

Accanto ai dati economici, emerge però un forte problema occupazionale. La Sardegna è infatti la quinta regione italiana per difficoltà nel reperimento di personale specializzato nel settore legno-arredo: il 61,9% delle figure richieste dalle imprese è difficile da trovare, una percentuale superiore alla media nazionale.

“I numeri ci dicono che il saper fare sardo nel settore dell’arredo è vivo, ma rischia di restare soffocato da un paradosso inaccettabile: abbiamo commesse per milioni di euro, ma non troviamo lavoratori”, denuncia il presidente di Confartigianato Sardegna, Giacomo Meloni. “Dobbiamo investire sulla formazione professionale e far capire ai giovani che l’artigianato digitale rappresenta il futuro del settore”.

Preoccupano anche i dati sull’export. Il 2025 si è chiuso con una flessione del 2,2% nelle esportazioni sarde di mobili. A pesare sono soprattutto i cali registrati nei mercati storicamente più importanti per il comparto: Stati Uniti e Germania, dove le vendite hanno subito rispettivamente contrazioni del 14,5% e del 16,2%.

Pur avendo un’esposizione marginale verso il Medio Oriente, le imprese isolane subiscono indirettamente le conseguenze delle tensioni internazionali attraverso l’aumento dei costi energetici e delle materie prime. In particolare, secondo il rapporto, metalli e minerali hanno registrato rincari del 23% su base annua.

A complicare ulteriormente il quadro c’è la questione del credito. I finanziamenti alle imprese del settore risultano in calo e le piccole aziende sarde continuano a risentire degli effetti della stretta monetaria avviata negli ultimi anni.

“La frenata dell’export verso Stati Uniti e Germania è un segnale che va affrontato con nuovi strumenti di internazionalizzazione”, sottolinea ancora Meloni. “Con tassi ancora elevati e prestiti in diminuzione, per le microimprese investire in innovazione e sostenibilità sta diventando sempre più difficile. Servono politiche regionali di accompagnamento finanziario e incentivi mirati per sostenere la competitività del design sardo”.


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