Iniziative

«Nessuno è ospite»: a Quartu un incontro su accoglienza e coabitazione Domenica 20 settembre, alle 19.30, nel cortile interno della parrocchia del Sacro Cuore di Quartu

Domenica 20 settembre, alle 19.30, nel cortile interno della parrocchia del Sacro Cuore di Quartu è in programma l’iniziativa che ha per titolo è «Nessuno è ospite».

«La scelta del tema – ha detto, ai microfoni di Radio Kalaritana, Elisabetta Dessì dell’associazione “La Matrioska” – è legata alle parole chiave di questo evento: casa e futuro condiviso. Ci teniamo a parlare non tanto di integrazione, quanto di coabitazione, perché l’integrazione implica sempre che qualcuno debba adattarsi a un modello preesistente. La coabitazione, invece, fa sì che ci si incontri. Vogliamo raccontare proprio come questo incontro cambia la comunità in cui viviamo, come la comunità possa arricchirsi e diventare più vitale quando si apre agli altri. L’appuntamento di domenica è quindi un momento di dialogo a più voci, per raccontare come l’accoglienza dello straniero possa diventare un’opportunità per le comunità e per i luoghi nei quali si vive.

Quali saranno gli ospiti e le realtà coinvolte nell’incontro?

Avremo rappresentanti di diversi settori, ma anche Elvira Mujčić, scrittrice e traduttrice bosniaca, molto sensibile a questi temi, che ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza di dover lasciare il proprio Paese a causa della guerra. Per l’associazione Tangram saranno presenti Irina Sabaniuk e Federica Ancona, rispettivamente mediatrice culturale e psicoterapeuta del Safe Space, un servizio molto importante a Cagliari che si occupa in particolare dell’accoglienza di donne straniere. Ci sarà anche Stefania Russo, responsabile della cooperativa sociale Il Sicomoro, che da vent’anni si occupa di accoglienza sul territorio, in particolare di minori stranieri non accompagnati. A moderare il dibattito sarà Michela Calledda, della libreria La Giraffa. Avremo inoltre Moumini Bandaogo, che ha partecipato al progetto Pilab 2.0, che ha realizzato alcuni manufatti che verranno mostrati proprio durante l’evento.

Una serata nella quale le persone arrivate da lontano per motivi diversi – chi scappa dalla guerra, chi cerca nuove opportunità – e si mettono in dialogo con il territorio. In questo modo le risposte non sono più soltanto quelle legate all’emergenza.

Esatto. Bisogna cambiare prospettiva, che è forse l’aspetto più complicato, perché siamo continuamente esposti a una narrazione dell’accoglienza e della migrazione prevalentemente negativa. Lo straniero viene spesso rappresentato come qualcuno che delinque o commette reati: accade, ma dobbiamo trovare il modo di gestire un fenomeno che non può ridursi all’emergenza. Dobbiamo superare la paura per incontrare l’altro e capire che, prima del migrante o dello straniero, abbiamo davanti delle persone. È il primo passo da fare. Attraverso i nostri eventi cerchiamo proprio di sensibilizzare su questo tema e di mitigare la paura, affinché le persone si sentano motivate ad accogliere e a conoscere. Credo che l’appuntamento di domenica vada proprio in questa direzione: raccontare qualcosa. Certamente l’albero che cade ma anche la foresta che cresce.

Sul territorio ci sono tante realtà e tante persone che lavorano quotidianamente in questa direzione.
Esatto. Ci sono tantissime realtà, non solo gli ospiti della serata ma fortunatamente sul territorio ci sono molti professionisti validi che lavorano su questi temi. C’è una buona fetta della popolazione che cerca comunque di portare avanti valori importanti di solidarietà e accoglienza. Sono realtà che bisogna evidenziare e valorizzare.

Le persone che arrivano da lontano possono anche essere messe nelle condizioni di esprimere i propri talenti. E i risultati ci sono. Penso, per esempio, al contest “Sotto la stessa pelle”.

Quest’inverno abbiamo indetto questo contest tra gli studenti delle scuole del territorio sardo. L’evento di domenica sarà anche l’occasione per mostrare le illustrazioni che sono state realizzate e che abbiamo ricevuto. È stata un’occasione importante, perché abbiamo avuto un buon riscontro da parte dei ragazzi e degli studenti. È stato anche un modo per sensibilizzare e utilizzare l’arte per parlare di temi come la lotta al razzismo e l’accoglienza dello straniero.

Un coinvolgimento degli studenti, gli adulti del futuro.

Esatto. È proprio questo il senso: seminare fin da quando sono piccoli, in modo che da grandi possano fare scelte consapevoli di solidarietà.

Qui l’intervista integrale a Radio Kalaritana.


Scopri di più da Kalaritana Media

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.