Diocesi

Oltre cento giovani da cinque Paesi al campo internazionale della Caritas Dal 2 al 9 agosto Cagliari ospiterà la quattordicesima edizione: una settimana di servizio, formazione e condivisione

Uno dei momenti dello scorso campo internazionale Caritas

Una settimana di servizio, formazione e condivisione per costruire relazioni oltre i confini. Dal 2 al 9 agosto Cagliari ospiterà la quattordicesima edizione del campo estivo internazionale «Fai la differenza», promosso dalla Caritas diocesana e rivolto ai giovani tra i 16 e i 30 anni.

Saranno oltre cento i partecipanti, provenienti dall’Italia e da diversi Paesi, tra cui Russia, Bielorussia, Ucraina, Libano e Repubblica Dominicana. Il campo base sarà allestito nella Casa dei Padri Missionari Saveriani, in via Sulcis, e rappresenterà il punto di partenza di un percorso che alternerà momenti di volontariato, spiritualità, formazione e vita comunitaria.

L’iniziativa prenderà il via domenica, 2 agosto, con l’accoglienza dei partecipanti e la celebrazione della messa inaugurale. Ogni giornata sarà dedicata a un tema – amicizia, solidarietà, consapevolezza, dialogo, pace e fraternità – sviluppato attraverso attività di servizio, incontri formativi, testimonianze, momenti di preghiera e occasioni di confronto.

Il programma prevede anche approfondimenti sulle fragilità giovanili, sulle dipendenze e sui percorsi di rinascita, una riflessione sul dialogo e sulla pace nel Mediterraneo, visite alla città, attività sportive, serate interculturali e momenti di socializzazione al Poetto. La conclusione è prevista il 9 agosto con una celebrazione finale e la condivisione dell’esperienza vissuta.

«Il campo – sottolinea il direttore della Caritas diocesana di Cagliari, don Marco Lai – non è soltanto un’esperienza di volontariato, ma un autentico laboratorio di fraternità e di incontro tra popoli». «La ricchezza nasce dall’incontro tra giovani che arrivano da culture e storie diverse. Vivere insieme significa imparare ad accogliersi, a superare diffidenze e pregiudizi e a costruire relazioni autentiche, un messaggio particolarmente importante in un tempo segnato da guerre e divisioni».

Per don Lai il valore dell’iniziativa risiede anche nella reciprocità dell’ascolto e nella scelta del servizio come esperienza di crescita personale. «Mettersi al fianco delle persone più fragili – spiega – significa lasciarsi trasformare dall’incontro con loro. È un cammino che aiuta a diventare cittadini più consapevoli e persone capaci di costruire speranza e pace anche attraverso i piccoli gesti quotidiani».

A fare da filo conduttore all’edizione 2026 sarà una frase di Madre Teresa di Calcutta: «Non possiamo sempre fare grandi cose nella vita, ma possiamo fare piccole cose con grande amore», scelta come invito a vivere il servizio con semplicità e responsabilità.


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