
Sono trascorsi mille giorni dalla chiusura del ponte sul Flumendosa e da oltre due anni il Sarrabus è di fatto in due. Una situazione che ha creato grandi difficoltà a tutto il sud-est della Sardegna. Per il prossimo 26 settembre è prevista una manifestazione per tenere alta l’attenzione sulla vicenda anche se da parte della popolazione locale, che ha dato vita ad un comitato, c’è la sensazione che si sia imboccata la strada giusta per riuscire a concludere l’opera. «La sensazione – ha detto Antonello Congiu, presidente del Comitato – è che finalmente abbiamo una controparte che ci ascolta. Quando c’era la vecchia Provincia era, di fatto, un ectoplasma: non riuscivamo ad avere un interlocutore. C’era un ente che stava andando verso la scomparsa, con un ufficio tecnico sottodimensionato, e quindi non avevamo una vera controparte con cui confrontarci. Con la Città metropolitana, invece, per fortuna vediamo che qualcosa si muove. Adesso la speranza è che si continui su questa strada.
Il 26 settembre però manifesterete?
Sarà un momento per ricordare quanto accaduto e, soprattutto, per incoraggiare tutti a fare di più per risolvere definitivamente il problema. Mille giorni di isolamento hanno causato disagi enormi. Basti pensare a tutti i pullman di linea, che non sono pochi: mi sembra siano circa 54 al giorno. Tutti sono costretti a fare un giro più lungo di circa 40 chilometri. Pensiamo, per esempio, agli studenti che la mattina partono dal Gerrei per raggiungere le scuole superiori di Villaputzu e che, a causa della situazione viaria, devono svegliarsi praticamente un’ora prima. Sono sacrifici enormi. E poi ci sono i costi aggiuntivi per la pubblica amministrazione: un sacrificio davvero indescrivibile.
E naturalmente ci sono le conseguenze anche sul tessuto economico della zona, dalle attività commerciali al turismo, che per diverse stagioni è stato penalizzato.
Certo, tutti sono stati penalizzati da questa situazione. Il Sarrabus, come ho detto altre volte, è di fatto un unico centro abitato. Ci sono Muravera, Villaputzu e San Vito, che distano pochi chilometri l’uno dall’altro, e noi ci consideriamo un’unica famiglia, un’unica città, con tre grandi rioni un po’ distaccati. Durante la giornata c’è un continuo movimento: abbiamo servizi in comune, parenti da una parte e dall’altra del fiume, scuole. C’è chi frequenta le scuole superiori di Muravera e chi invece va a Villaputzu. C’è anche l’unico asilo nido di tutto il Sarrabus, a Villaputzu.
Insomma, c’è un movimento continuo che, con una viabilità così penalizzata, inevitabilmente si riduce. La gente fa fatica anche a spostarsi in automobile, soprattutto considerando le condizioni delle strade. E poi ci sono i turisti. Quando sentono parlare di un problema di questo tipo, spesso frenano subito. In alcuni casi rinunciano persino a vacanze già prenotate, quando scoprono la situazione. Magari poi, concretamente, il problema incide meno di quanto si possa pensare, ma l’essere umano è fatto anche di sensazioni.
Oggi avete finalmente qualcuno con cui parlare e con cui cercare di risolvere il problema.
La nostra sensazione adesso è proprio questa. Già dall’ultimo incontro con il Consiglio metropolitano, nel mese di marzo, si era delineata una linea precisa: procedere verso la revoca dell’appalto alla vecchia ditta e l’assegnazione alla seconda classificata, come previsto dalla legge, evitando così di bandire una nuova gara, che avrebbe comportato tempi molto più lunghi.
La seconda ditta classificata ha dato la propria disponibilità, quindi si sta andando in questa direzione. Noi attendiamo fiduciosi e speriamo che il problema possa finalmente essere risolto in questo modo.
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