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Abbiamo parlato la settimana scorsa del tema della salute e del malato. Ogni domanda di salute esprime anche una nostalgia di salvezza, il desiderio di una vita più piena e più compiuta.
Nel suo viaggio apostolico in Francia, Papa Leone XIV ha incontrato i malati e ha pregato con loro, soprattutto a Lourdes. Ha pronunciato parole impegnative e belle, piene di consolazione, nella consapevolezza che talvolta, a causa di particolari patologie e di dolori anche terribili, l’orizzonte possa apparire cupo, incerto e senza via d’uscita.
L’invito del Papa è a riconoscere la dignità umana e cristiana anche nel soffrire e in queste particolari condizioni di vita. Al termine della preghiera del Rosario a Lourdes ha rivolto ai malati parole molto significative: «Voi non siete di peso, voi siete persone preziose», al cuore della nostra vita e della nostra preoccupazione.
È possibile chiedere al Signore il miracolo della guarigione del corpo, ma soprattutto quello di una guarigione dell’anima, nella pace, nella serenità e nella gioia. È questo il grande miracolo: poter sperimentare, anche dentro la prova, la serenità e la gioia che nascono dalla grazia di percepire la presenza di Cristo risorto in mezzo a noi.
Anche il malato può così guardare al futuro come a un futuro di bene e, oltre l’orizzonte terreno, alla felicità infinita di Dio, certi di poterla ottenere se rimaniamo saldi nella fede e nella carità. La presenza di Cristo, che ha patito, è morto ed è risorto, permette di guardare al futuro con speranza. Si tratta di pensare sempre alla nostra vocazione umana, alla vocazione alla santità. Il dolore e la sofferenza non la impediscono, ma possono diventarne in qualche modo il cammino. Ciò che agli uomini può sembrare un ostacolo, per noi può essere un sentiero.
A Lourdes il Papa ha parlato anche del fine vita, ricordando ai malati che nessuna legge può far perdere loro la certezza della propria dignità. Ed è proprio in nome della dignità inalienabile della persona umana che «la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta».
È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale. È una parola che accogliamo e che dobbiamo rilanciare, perché diventi motivo di compassione, ma anche di una posizione nei confronti del legislatore.
A Lourdes, città dei malati e della speranza, il Papa ha infine invitato gli operatori sanitari a ricordare il significato profondo della propria vocazione: «Prendersi cura di una persona che soffre e non eliminarla», esortandoli a essere «servitori appassionati della vita».
Raccogliamo e meditiamo queste parole rivolte a chi soffre, a chi se ne prende cura e alla società intera. Vogliamo fare nostro questo invito: prenderci cura della vita.
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