
Camerieri al lavoro in ristorante
Trovare personale nella ristorazione in Sardegna è diventato sempre più difficile. Per alcune figure, come i cuochi, la ricerca può richiedere quasi cinque mesi. Secondo Fipe Sardegna, però, il problema non può essere ricondotto soltanto agli stipendi: quando un’impresa non riesce a coprire una posizione, in due casi su tre mancano proprio i candidati.
A pesare sono soprattutto il calo demografico e la partenza di molti giovani verso l’estero, che restringono il bacino di lavoratori disponibili. Una difficoltà che riguarda anche altri settori: secondo il Rapporto Excelsior di Unioncamere, in Sardegna il 47% delle assunzioni programmate interessa profili difficili da reperire.
Per Fipe si tratta quindi di una questione strutturale, nella quale entrano in gioco demografia, formazione, orientamento scolastico, competenze e un rapporto con il lavoro profondamente cambiato. Restano, tuttavia, le specificità della ristorazione, tra turni serali, lavoro nei fine settimana e nei festivi, stagionalità e difficoltà nella conciliazione tra vita privata e professionale.
«Il nostro settore ha delle criticità e non abbiamo interesse a nasconderle», sottolinea l’associazione, che invita però a leggere il fenomeno nella sua complessità. Sul fronte retributivo, Fipe richiama il contratto nazionale dei pubblici esercizi: dal primo giugno 2026 il minimo mensile è di 1.693 euro lordi per il quarto livello e di 1.390 euro per il settimo.
Il 59% dei dipendenti del comparto lavora part-time, mentre il 60,5% ha un contratto a tempo indeterminato. In Sardegna sono 4.801 le imprese con dipendenti, con una media di 5,6 addetti per azienda. Una struttura fatta soprattutto di piccole attività, per le quali costi, turni e organizzazione incidono sulla sostenibilità.
La ricetta di Fipe passa da formazione professionale, orientamento nelle scuole, welfare, nuovi modelli organizzativi e riduzione del cuneo fiscale. «Un’impresa ha tutto l’interesse a trattenere un lavoratore preparato, farlo crescere e investire sulla sua professionalità».
L’associazione propone infine un confronto con i sindacati: «La ristorazione funziona soltanto se si fa squadra». L’obiettivo è rendere il lavoro più attrattivo e sostenibile, mettendo contemporaneamente le imprese nelle condizioni di continuare a creare occupazione.
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