
Le spese sanitarie pesano sempre di più sui bilanci delle famiglie e cresce il numero di persone costrette a rinunciare alle cure. È quanto emerge dal 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale della Fondazione Gimbe, presentato alla Camera dei Deputati.
Nel 2025 la spesa sanitaria complessiva in Italia ha raggiunto i 190,1 miliardi di euro, dei quali 42,4 miliardi sostenuti direttamente dai cittadini. In alcuni casi le famiglie cercano una copertura attraverso fondi sanitari e assicurazioni, mentre 5,8 milioni di persone rinunciano alle cure.
La Sardegna registra il dato più elevato in Italia: il 17,2% dei cittadini dichiara di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, contro una media nazionale del 9,9%. L’indicatore considera, in presenza di una necessità, la rinuncia a visite specialistiche, escluse quelle odontoiatriche, o a esami diagnostici per tempi di attesa troppo lunghi, motivi economici o difficoltà di accesso.
Secondo Gimbe, il fenomeno è cresciuto e si è esteso all’intero Paese, coinvolgendo anche categorie che prima della pandemia si trovavano in una posizione di maggiore vantaggio, come i residenti nel Nord Italia e le persone con livelli di istruzione più elevati.
«Quando tempi d’attesa, disponibilità economiche e luogo di residenza condizionano l’accesso alle prestazioni sanitarie è in gioco la tenuta del patto sociale», sottolinea il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta. «Una prestazione garantita sulla carta, ma inaccessibile nella realtà, lascia il cittadino da solo di fronte al proprio bisogno di salute».
Il rapporto evidenzia inoltre la forte riduzione dei medici di medicina generale nell’Isola. Tra il 2019 e il 2024 la Sardegna ha registrato un calo del 40,3%, a fronte di una diminuzione media nazionale del 14,1%.
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