
Il segretario della Cisl Pier Luigi Ledda | Foto Facebook CISL sarda
«Il quadro che è venuto fuori è interessante: come Cisl sarda abbiamo sottolineato l’importanza degli interventi, ma ancora tutto quello fatto non è sufficiente. Soprattutto serve accelerare gli investimenti, perché siamo dentro un fase in cui il sistema sanitario si è rimesso in movimento, ma non è ancora stabile». Il segretario regionale della CISL Pierluigi Ledda ha commentato così ai microfoni di Radio Kalaritana l’incontro avvenuto nella giornata di giovedì 26 marzo tra i sindacati e la presidente della Regione, e assessora ad interim della Sanità, Alessandra Todde.
Il cambiamento, dunque, è confermato, ma il cambio di passo deve ancora realmente arrivare. I dati positivi presentati potrebbero essere una spinta ulteriore. «Ci sono dati – ha affermato Ledda – che hanno confermato un quadro di cambiamento, come quelli sugli assistiti in ADI che oggi sono 49mila con una copertura dell’11,69% e che, solo pochi mesi, fa era di circa 6 punti inferiore. Poi c’è un altro dato importante, che riguarda le pratiche arretrate dell’invalidità civile, scese da 52mila a 21.800. Sono elementi che sottolineano un cambiamento in corso, anche sul fronte del personale dove è stato rappresentato un incremento importante tra infermieri, medici e oss: bisogna insistere su questa strada». Quello delle disparità vissute da alcuni territori e l’impatto della medicina territoriale restano tra i principali temi per affrontare un’emergenza patita soprattutto nelle aree più periferiche: «Il tema della medicina territoriale è molto importante relativamente alla riduzione dei tempi delle liste d’attesa, dove sono stati fatti interventi significativi con percentuali cresciute, anche se lontani dall’obiettivo prefissato – ha ammonito Ledda – Il tema della medicina territoriale è molto legato alla questione delle case e degli ospedali di comunità. Finalmente abbiamo un quadro preciso della programmazione, si parla di 90 case di comunità e di 50 ospedali di comunità, però il vero problema è che ancora la rete è in fase di costruzione e non è pienamente operativa».
Le tensioni sulle scelte dei commissari delle Asl e le complessità strutturali del sistema hanno complicato il percorso intrapreso ad agosto scorso con i sindacati, ma la strada per guardare a un futuro diverso è tracciata: «Nel protocollo firmato il 4 agosto scorso – ha precisato il numero uno della Cisl sarda – avevamo condiviso degli obiettivi sui quali lavorare negli ultimi mesi. Il percorso non è stato facilitato dalle difficoltà che si sono avute nella gestione commissariale delle aziende sanitarie, però possiamo dire che molte delle questioni che avevamo evidenziato sono in fase di realizzazione. Per la CISL – ha sottolineato- serve accelerare in questa direzione e fare un salto in qualità, le priorità che abbiamo evidenziato sono molto chiare: dobbiamo portare le liste di attesa rapidamente verso il target del 90%, deve essere ridotta in termini significativi la carenza del personale a partire da quella dei medici di base, deve essere resa pienamente operativa la rete territoriale e devono essere ridotte le disuguaglianze tra i territori e garantire ai lavoratori, attraverso il rispetto ai contratti collettivi nazionali una contrattazione aziendale continua che vada a risolvere i problemi relativi alla piena applicazione del contratto. Questo è il percorso nel quale siamo impegnati e crediamo che sia molto importante riuscire a farlo avanzare ulteriormente nei prossimi mesi perché i cittadini attendono risposte importanti dalla sanità e il personale merita di essere sostenuto anche contrattualmente, non solo da un punto di vista degli organici».
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