
È polemica per la lettera del Direttore generale della Sanità Thomas Schael, che sottolineava i ritardi nell’applicazione delle nuove linee guida decise dalla Regione sul sovraffollamento nei presidi ospedalieri e rivolta ai manager delle Asl. Dure le reazioni dei sindacati che sottolineano le difficoltà del sistema sanitario.
«Da mesi denunciamo una situazione che oggi è sotto gli occhi di tutti: la sanità sarda è travolta da un collasso strutturale che non può essere risolto con semplici lettere di richiamo ai manager aziendali – dichiara Gianfranco Angioni, responsabile regionale di USB PI Sanità – Il rispetto dei contratti e il raggiungimento degli obiettivi sono principi fondamentali. Tuttavia – ha precisato Angioni – non si può far finta di dimenticare che questi direttori generali sono stati nominati dalla stessa governance regionale. Non accettiamo che si continui a giocare allo scaricabarile mentre il sistema sanitario regionale crolla: le responsabilità gestionali e politiche sono condivise a tutti i livelli e riguardano chi ha nominato, chi ha programmato e chi non ha controllato in questi mesi». Una situazione che si riversa sul personale sanitario. «Le nostre segnalazioni sulle gravi carenze organizzative di tutte le realtà sanitarie della Sardegna, compresa l’ARNAS G. Brotzu, sono ormai quotidiane. I lavoratori ei professionisti della sanità non possono continuare a fare da scudo alle inefficienze di una programmazione che non produce risultati concreti». Un motivo ulteriore per aderire alla protesta del 30 ottobre prossimo proclamata da USB: «Chi ha responsabilità politiche e gestionali deve risponderne fino in fondo, sulla base dei fatti e dei documenti ufficiali. Sarà una mobilitazione dura, senza sconti e senza più alibi per chi ha portato la sanità sarda a questo punto».
Critico anche il sindacato CIMO: «Prima di chiedere conto ai direttori generali delle ASL, il direttore generale dell’Assessorato regionale alla Sanità, Thomas Schael, spieghi quali interventi ha realizzato, e cosa intende fare». Anche per il CIMO le responsabilità vanno ripartite lungo tutta la catena decisionale.
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