Teatro

«Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa»: domenica al Teatro Massimo La produzione Dear Friends – Odin Teatret unisce teatro e danza in un ritratto intenso e originale

Arriva domenica 26 aprile alle 19 al Teatro Massimo «Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa», spettacolo firmato da Eugenio Barba, Lorenzo Gleijeses e Julia Varley, in cartellone per la rassegna Questioni di Stile organizzata dal CeDAC. La produzione Dear Friends – Odin Teatret unisce teatro e danza in un ritratto intenso e originale, tra suggestioni letterarie e riflessioni sull’identità artistica.

Protagonista è Lorenzo Gleijeses, attore, autore e regista napoletano, che interpreta un danzatore ispirato al Gregorio Samsa de La Metamorfosi di Franz Kafka.

In scena, il personaggio vive una routine quotidiana segnata da prove incessanti e dal confronto con una tecnologia pervasiva, mentre si avvicina a un debutto imminente. La sua ricerca di perfezione lo conduce in una dimensione sospesa, dove i confini tra realtà e immaginazione si fanno sempre più labili.

Lo spettacolo racconta una storia paradossale e intensa: come il celebre personaggio kafkiano, anche questo Gregorio è intrappolato in una condizione di alienazione, amplificata dalla sua fragilità d’artista. Le prove diventano un’ossessione che invade ogni momento della giornata, fino a consumare energie e lucidità, mettendo a rischio la stessa creatività.

«Gregorio è convinto che attraverso la ripetizione si possa raggiungere un alto livello interpretativo», spiega Gleijeses. Ma il perfezionismo finisce per trasformarsi in una trappola, un limbo in cui si scontrano esigenze professionali e bisogni personali. La routine si fa rito, tentativo di esorcizzare la paura del fallimento, mentre il protagonista si perde in una “macro-coreografia” che lo ingloba completamente.

Omaggio a Eugenio Barba in occasione dei suoi novant’anni, lo spettacolo rappresenta anche un dialogo tra generazioni artistiche. Arricchito dalle coreografie di Michele Di Stefano e da un suggestivo paesaggio sonoro, il lavoro si configura come un potente corpo a corpo con la vita, in cui l’artista diventa metafora della diversità: una figura isolata, divorata dal desiderio di perfezione e sempre in bilico tra caduta e rinascita.


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