
Ascoltare i territori, condividere le buone prassi e individuare nuove prospettive per le comunità delle Aree interne. Con questi obiettivi, il 31 agosto e il 1° settembre, il Centro «La Pace» di Benevento ospiterà il tradizionale incontro dei vescovi provenienti dai territori interessati dal fenomeno dello spopolamento e dalle trasformazioni demografiche.
Saranno circa una trentina i presuli chiamati a confrontarsi sulle difficoltà, ma anche sulle potenzialità, di realtà spesso segnate dall’invecchiamento della popolazione e dalla perdita di abitanti, ma ancora ricche di relazioni, risorse umane e capacità di costruire nuove forme di sviluppo.
L’incontro si inserisce nel percorso avviato dalla Chiesa italiana per riflettere sulle sfide pastorali, sociali e demografiche che attraversano le zone più fragili del Paese.
«Mossi dalla sollecitudine per le comunità che vivono in questi territori, dal 2021 ogni anno, a Benevento, s’incontrano vescovi provenienti da tutte le regioni d’Italia per intessere un dialogo capace di delineare alcune linee di pastorale», ricorda monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della CEI.
Dallo spopolamento al «ripopolamento delle idee»
Il tema delle Aree interne è da tempo al centro dell’attenzione della Conferenza episcopale italiana. Un impegno che negli anni ha assunto forme sempre più concrete e che, nel 2025, ha portato alla firma di una «Lettera aperta al Governo e al Parlamento», sottoscritta da 141 tra cardinali, arcivescovi, vescovi e abati.
Nel documento si chiedeva di affrontare con «realismo e senso del bene comune» la condizione delle Aree interne, provando a superare una narrazione esclusivamente negativa e valorizzando invece le esperienze e le risorse già presenti nei territori.
L’obiettivo indicato era quello di avviare un percorso condiviso tra istituzioni, comunità e soggetti sociali, capace di generare «un ripopolamento delle idee ancor prima di quello demografico».
Un tema particolarmente attuale anche per la Sardegna, dove numerosi centri dell’interno fanno i conti da anni con la diminuzione della popolazione, l’invecchiamento e la difficoltà nel garantire servizi essenziali.
«In questo anno — sottolinea Baturi — la CEI ha avviato un coordinamento unitario delle diverse iniziative degli uffici e degli organismi nazionali per le Aree interne, fondato sull’ascolto dei bisogni e sulla mappatura partecipata delle risorse locali».
Il programma dei lavori
L’edizione 2026 prenderà il via il 31 agosto con il saluto di monsignor Michele Autuoro, arcivescovo di Benevento.
La prima sessione, dal titolo «Tra memoria e futuro», vedrà gli interventi di monsignor Felice Accrocca, arcivescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno, e di monsignor Mariano Crociata, vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno.
I partecipanti proseguiranno poi il confronto nei gruppi di studio, approfondendo le diverse esperienze maturate nei territori.
Nel pomeriggio spazio alla tavola rotonda «In ascolto dei territori e scambio di buone prassi», pensata per mettere in comune progetti, percorsi e iniziative sviluppati nelle diverse realtà locali.
La seconda giornata, il 1° settembre, sarà dedicata alla prosecuzione dei lavori nei gruppi e alla discussione plenaria. A concludere l’incontro sarà il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, con una riflessione sul tema «Nuove prospettive per continuare il cammino».
Due giorni di confronto, dunque, per provare a costruire nuove risposte a una delle grandi questioni che attraversano oggi il Paese: il futuro delle comunità che vivono lontano dai grandi centri urbani e che chiedono non soltanto interventi contro lo spopolamento, ma nuove opportunità per continuare a vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nei territori.
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